Gattuso a 360°: "Il mio obiettivo è tornare al Milan. Balo va preso"
Matteo Calcagni
Gennaro Gattuso, centrocampista del Sion, è stato ospite a Undici, programma di approfondimento calcistico condotto da Pierluigi Pardo su Italia 2. L'ex rossonero ha parlato della sua carriera, concentrandosi anche sui temi dell'attualità milanista e della Serie A.
Sul Sion: "Secondo me è una squadra che deve giocare l'Europa il prossimo anno. Manca qualcosa per vincere il campionato, è una squadra giovane e stiamo facendo buone cose. C'è tanto da lavorare, siamo un piccolo club ma ce la stiamo mettendo tutta".
Sull'aver scelto il Sion: "Non sapevo se sarei tornato ai miei livelli, prima di allontanarmi a fare una figuraccia volevo restare vicino a casa, restando vicino ai miei figli. Volevo vedere come tornavo e se tornavo ai miei livelli".
Sul perfezionismo: "Col tempo lo sono diventato, avendo meno doti degli altri ho sempre dovuto lavorare su di me".
Sulla carriera: "Ho sempre sognato di giocare un Mondiale, mai di vincerlo. Quello che ho fatto è stato tutto un sogno, per tredici anni ho giocato da capo ultrà, mi è stata data la possibilità di indossare la fascia di capitano e la maglia che ho sempre amato. Quando sono arrivate le vittorie non me le sono mai godute e ho sempre pensato a quello che sarebbe dovuto arrivare dopo".
Sul cambio di opinione su Allegri: "Ad inizio stagione, da tifosi, avevo paura. Speravo che il Milan arrivasse ai 40 punti il più presto possibile. Poi la squadra si è ripresa e il gioco fatto vedere in campo prima di Roma mi ha fatto cambiare idea. Anche il mnodo in cui si è posto con la stampa. Non ho mai litigato con lui, lui riteneva che potessi dargli una mano come dirigente, un uomo della società, ma io avevo voglia di giocare. Non c'è mai stato nessun problema con lui. Il Milan? E' casa mia, mi manca, per 13 anni ho fatto un altro sport, perchè a Milanello ho avuto tutto. L'obiettivo è quello di tornare un giorno".
Su El Shaarawy e De Sciglio: "Ad El Shaarawy secondo te perchè rompevo le scatole? Qualche consiglio glielo davo perchè vedevo che c'era la qualità, devo fare i complementi al papà perchè è uno che lo bacchetta e lo fa comportare in un certo modo. I capelli? Lui pensa di essere bello, l'importante è che la butta dentro. De Sciglio? Non è un giocatore spettacolare, ma per lui giocare coi coetanei o in Serie A è la stessa cosa, è un giocatore solido e molto serio, sembra che abbia 40 anni".
Su Zidane: "Non mi faceva dormire la notte, prima della finale ho preso 20 caffè, non volevo addormentarmi per non sognarlo, pensavi di rubargli la palla e poi ti faceva il gioco delle tre campanelle (ride ndr.)".
Sull'esperienza che manca: "Le società fanno bene ad investire sui giovani, ma solo con loro non vinci, perchè l'esperienza ci vuole ed è troppo importante. Sicuramente con Ibra e Thiago la rosa sarebbe stato molto competitiva, ma sappiamo perchè sono stati venduti. Se ci fossimo stati noi anziani e le cose fossero andate male, la colpa sarebbe stata la nostra. E' giusto dare spazio ai giovani".
Sulla Svizzera: "In Svizzera colpisce vedere solo 30.000 persone a San Siro. Gli spiego che la gente in Italia non ha lavoro, poi c'è il fatto di aver perso in un colpo solo tanti campioni. Loro però ci danno merito che il nostro a livello tattico è il campionato più difficile. In Svizzera ci sono 6 o 7 giovani molto buoni, è un campioanto non facile, si corre tanto".
Sulla Juventus: "L'anno scorso penso che lo scudetto l'abbia perso il Milan, probabilmente eravamo la squadra più forte. Quest'anno la squadra più forte è la Juventus, poi c'è la rivelazione Lazio. Il Napoli non è una rivelazione, ormai entra di diritto nelle grandi squadre".
Su Berlusconi e Galliani: "Ho una grande stima del mio presidente, mi ha fatto diventare ricco e mi ha sempre motivato al punto giusto. Mi faceva sentire bello carico. Galliani? In 13 anni ho avuto un grandissimo rapporto con Galliani, il giorno che ho lasciato il Milan è stato un dispiacere salutare lui. Lui è stato carota e bastone, dopo la partita col Tottenham non ti dico quante me ne ha dette".
Su Materazzi: "Marco è stato un rivale ma grandissimo amico. Quando ero a Perugia e non c'avevo una lira lui mi sganciava qualche 100.000 lire. Un grande avversario, amico e compagno in una notte indimenticabile".
Sui Rangers: "E' stato grande mio padre che mi ha portato a Glasgow a calci perchè io non ci voleva andare, è stata una bella esperienza".
Sulla finale di Champions contro la Juve "Sheva sembrava aver dei tic prima di calciare il rigore, è stata la prima gioia, il primo sogno che si è avverato, una delle serate più belle sicuramente. Se si andava ad oltranza? Potevo morire su quel dischetto".
Su Istanbul: "Un incubo durato dal 2005 al 2007".
Sulla Nazionale: "Quelle volte che ho indossato la maglia azzurra provavo una cosa incredibile, tuttora quando sento l'inno con i miei figli si canta".
Su Cristiano Ronaldo a San Siro nel 2007: "Me lo sono mangiato quella sera".
Su Leonardo: "Grande giocatore, grande compagno di squadra, grande c****a averlo insultato dalle transenne. Gli ho chiesto scusa, un po' di veleno c'era, ma delle colpe ce le avevo. Ho voluto fare la Confederation's Cup, lui mi ha fatto vedere un dvd di come giocavo quell'anno e poi ho capito. Aveva ragione, il carattere mi ha giocato un brutto scherzo".
Su Ancelotti: "Un amico, allenatore, maestro, compagno. Ogni volta che avevo problemi lui era pronto ad ascoltarmi, davvero un grande amico, tuttora ci sentiamo e lo considero più di un amico, è stato un grande per me".
Sullo scontro con Jordan: "Un'altra c****a pazzesca, non c'entrava niente, per un fallo laterale mi sono avvelenato con lui. C'è una storia per cui avevo perso la testa, al 20' del secondo tempo da Palacio subisco una scivoltata, vedo l'osso del ginocchio, divento un animale e non capisco pià nulla. Vedevo il ginocchio aperto, quello operato, sapevo quello che avevo sofferto. Volevo farmi giustizia da solo e ho fatto una bruttissima figura e l'ho pagata".
Sul problema neurologico: "Ho avuto paura di non poter vedere più crescere i miei figli, non volevo concludere il percorso in quel modo".
Sull'obiettivo del Milan: "L'obiettivo è arrivare in Europa, ma in questo momento i punti sono tanti, ma facendo un filotto... Non mi sembra così scarsa la squadra, ho cambiato idea su Allegri perchè qualcosa di nuovo si è visto negli ultimi mesi".
Su Donadoni: "Ho lavorato con Donadoni, è stato molto sfortunato in Nazionale, ha fatto un buonissimo lavoro, se passavamo con la Spagna potevamo diventare campioni d'Europa. Il lavoro di Donadoni si vedeva già allora, era un martello, preparava le partite nel modo giusto. Sono due anni che sta confermando tutto questo".
Su Pirlo: "A livello fisico non stava bene nell'anno dello scudetto. Il valore di Andrea non si discuteva, ha trovato una società che non gli dava i soldi che ha chiesto ed è andato via. Lo sa anche il Milan di avere sbagliato. Quell'anno mi sono spalmato il contratto, la politica era quella. Pirlo era infortunato, è arrivato van Bommel che non faceva passare un pallone. Allegri ha preferito giocare con un centrocampo molto aggresivo. Quando Pirlo è tornato, lo faceva giocare laterlamente perchè preferiva non togliere van Bommel che dava garanzie in copertura, ma il valore di Andrea non si discute.".
Sulla Lazio: "Petkovic in Svizzera è conosciuto, l'anno scorso ha salvato il Sion, mi piace per come parla e per come difende i suoi giocatori. E' uno che sa i fatti suoi".
Su Destro: "Se fai un investimento e spendi tutti quei soldi devi dargli fiducia".
Su Balotelli: "E' stato molto bravo il suo procuratore e Balotelli a non rispondere a quella provocazione, perchè se il Milan lo può prendere, il Milan ci prova. E' un grande giocatore e se combina qualche sciocchezza chi se ne frega. Poi è un ambiente in cui può migliorare".




