Gomez, scene d'altri tempi. Il calcio italiano è tornato quello degli anni 80?
Andrea Losapio
Mario Gomez a Firenze porterà un'ondata di entusiasmo. Anzi, lo ha già fatto, considerando come lo stadio Artemio Franchi ha salutato il suo nuovo bomber. Uno che aveva già sostituito Luca Toni, senza farlo rimpiangere, ai tempi del Bayern. Che aveva spedito in panchina, vita natural durante, il buon Miroslav Klose, cecchino infallibile pure alla Lazio. E che, nonostante tutto, era stato pagato 30 milioni di euro da una società come il Bayern, con cui poi ha vinto quello che c'era da vincere, rischiando di imporre un dominio teutonico all'Europa. Non ci sono riusciti, i bavaresi, perché l'Inter era più forte e il Chelsea, beh, è stato più fortunato. Ma Mario Gomez i suoi gol li ha sempre segnati e c'è da scommettere forte sul centravanti tedesco. Il sogno è rappresentato dalle 31 realizzazioni di Toni di qualche anno fa - correva l'anno 2005-06 - ma forse ne basterebbero una decina in meno per fare andare lontano lontano la Fiorentina. Quello che però è bello da sottolineare è come Firenze abbia accolto il suo nuovo bomber. Tantissima gente allo stadio, quasi più che in una partita normale. Anzi, senza il quasi, perché al giro d'onore pare abbiano assistito venticinque mila spettatori, in una scena che certamente non ha eguali negli ultimi anni.
Tornando indietro nel tempo, invece, sì. Maradona al Napoli, ma non solo. Gomez ha riportato quella ventata d'ottimismo che pareva persa sotto le pieghe di una Serie A troppo avvilupata fra sé e sé per ricordarsi dell'entusiasmo che il calcio sa dare. Emozioni che con le tv, padroni di tutto, non c'è la possibilità di afferrare.
Un ritorno agli anni ottanta, quando l'Italia si apprestava a diventare la superpotenza del calcio italiano. Panem et circenses, dicevano gli antichi latini. Firenze l'ha riscoperto ieri, con una febbre che, speriamo, può contagiare l'intero campionato. Però l'immagine stride, enormemente, con l'arrivo di Edinson Cavani a Parigi, meno reclamizzato, poca gente - se non nessuno - che lo ferma, solo il PSG ad aspettarlo. Ci tocca, siamo più caciaroni, fanfaroni, all'italiano piace sognare. E con un giocatore di calcio, nonostante tutto, si può.




