Hellas in grande spolvero. Bologna troppo brutto per essere vero
Tommaso Maschio
La prima vittoria esterna dell'Hellas Verona in questa stagione arriva a coronamento dell'ottimo inizio di stagione della squadra di Mandorlini contro una delle maggiori delusioni di questo campionato: il Bologna di Pioli. Una squadra senza uno straccio di gioco, con poca grinta e zero fame che si scioglie come neve al sole al cospetto di squadre che invece sanno giocare un buon calcio e che hanno voglia e fame di sovvertire i pronostici.
La squadra veronese è stata costruita con intelligenza in estate con l'innesto dei giocatori che mancavano e un mix di esperienza - Toni e Donati su tutti - e gioventù - Iturbe e Jorginho - che Mandorlini, tecnico messo in discussione in estate, ha saputo rapidamente amalgamare e trasformare in solida, quadrata e a tratti spumeggiante disegnando un 4-3-3 che esalta le qualità di Toni come centravanti boa, quelle del regista Jorginho - finito sotto la lente di ingrandimento anche del ct Prandelli - e degli esterni d'attacco. In special modo Iturbe che dopo un breve periodo d'ambientamento ha conquistato un posto in attacco, scalzando Jankovic, e mostrato le doti che avevano fatto innamorare di lui il Porto e che in terra lusitana non era riuscito a far vedere. L'esterno argentino mette a ferro e fuoco la difesa del Bologna scappando via da tutte le parti ai vari Morleo, Antonsson e Sorensen con giocate in velocità e scambi rapidi con i compagni che tagliano a fette la difesa rossoblu. Un gol di pregevole fattura con un'avanzata palla al piede di 40 metri prima di scagliare il tiro decisivo dal limite e un assist impreziosiscono il pomeriggio di Iturbe: stella di un Hellas quasi perfetto che sogna in grande dall'alto del suo quinto posto in classifica ad appena un punto dall'Inter e davanti a squadroni come Fiorentina, Lazio o Milan.
Il Bologna dal canto suo incassa l'ennesima goleada stagionale a pochi giorni dallo 0-5 di Roma e dimostra i limiti di una squadra costruita male che ha perso i pezzi migliori negli ultimi anni e che ormai è solo l'ombra di quella che Pioli guidò, due stagioni or sono, fino a quota 53 punti in classifica. Un Bologna irriconoscibile che oltre a limiti tecnici evidenti dimostra di non avere i requisiti necessari per uno squadra che deve lottare per la salvezza: la fame, la grinta e la mentalità di lottare su ogni pallone dal primo all'ultimo secondo uscendo dal campo con le maglie intrise di sudore. Una squadra molle e sulle gambe a cui sembra essersi spento l'interruttore mentale. Durante la pausa serve una seria riflessione nello spogliatoio fra Pioli e il gruppo per svoltare una stagione iniziata malissimo prima che peggiori in maniera irreparabile. Servono misure urgenti e, se il caso, l'esclusione di qualche pezzo da 90 che sembra essersi adagiato sugli allori visto che al momento i giovani - Cristaldo e Laxalt su tutti - sembrano avere più fame e attaccamento alla maglia rispetto a chi dovrebbe essere il trascinatore e il leader della squadra. Pioli inoltre dovrà risolvere il nodo del modulo perché è ovvio ormai a tutti che con questo centrocampo, con Kone mezzala, non si può andare avanti visto che non copre adeguatamente la difesa né costruisce molto per le punte troppo spesso isolate. Saranno 15 giorni fondamentali per dare la svolta e mostrare che questo gruppo può dare molto di più e che quello visto nelle prime sette giornate non è il vero Bologna.




