Il caso Berisha, direttamente dalla televisione di fine millennio
Andrea Losapio
Poteva essere il nuovo portiere del Chievo, probabilmente non lo sarà. Perché, in una faccenda come quella che coinvolge Etrit Berisha, estremo difensore del Kalmar (società svedese), qualcosa continua a non essere chiaro. Perché i clivensi hanno comunicato il suo acquisto se la firma non era valida? Perché il giocatore ha firmato in maniera "forzata"? Il virgolettato dell'agente, Eljver Raca, ha lasciato poco spazio all'immaginazione, dicendo che non c'era un traduttore di lingua albanese considerando che il giocatore non parla né l'italiano né l'inglese. Lungi sospettare che questa non sia la verità, ma sarebbe bello conoscere come Berisha parlasse in Svezia. Probabilmente in svedese, ma dopo cinque anni a guardare una tv senza doppiaggio (che, appunto, vede nell'inglese una seconda lingua madre) è dura ipotizzare che non spiccicasse almeno due parole due nella lingua di Shakespeare. In ogni caso pare non sia stato raggiunto un accordo con il Kalmar FF, società detentrice del cartellino, dunque il trasferimento è considerato da annullare.
Sartori è apparso visibilmente scocciato dalla vicenda, e probabilmente non sarà molto contento dell'inserimento della Lazio e di Igli Tare, connazionale dello stesso portiere albanese. La Lazio ha fatto saltare il banco e non è difficile immaginare che giocherà proprio in biancoceleste nella prossima annata. Un caso che ha del paradossale ma che non è nuovo in Italia - basti pensare alla querelle Suazo, in bilico fra Inter e Milan qualche anno fa - e che rischia di portare a qualche conseguenza dopo il deposito del contratto in Lega, effettuato dallo stesso Chievo. A questo punto viene in mente, davvero, la versione albanese di Striscia La Notizia, condotta da Tullio Solenghi e Gene Gnocchi a cavallo del millennio scorso. Striscia la Berisha, appunto. "Ma non era da mangiare?".




