Il Milan quasi senza brasiliani: che svolta! E' vero: Cavani parte. Dopo Mudingayi ecco Rocchi...
Mauro Suma
Robinho, per la felicità del presidente Berlusconi, resta al Milan. Ma con la partenza di Pato il numero dei brasiliani si è sensibilmente ridotto rispetto alla gloriosa storia recente. La cotta rossonera per il Brasile ha iniziato a germogliare con Leonardo e Serginho. La cultura del primo e la classe del secondo avevano iniziato a far breccia nel dna del Milan, alla fine degli anni Novanta. Poi è stato amore vero con Kakà e Cafu: non solo il talento da fuoriclasse del primo, ma soprattutto il sorriso del secondo. Il contrario rispetto agli argentini, dopo le esperienze non positive vissute con Ayala (molto polemico il suo atteggiamento contro Zaccheroni in un Milan-Real Madrid 1-5 estivo nel 2000), Chamot e Coloccini, tanto che a quel punto Adriano Galliani si era rivelato: "A noi piacciono di più i brasiliani, i loro sorrisi, la loro classe...". L'amore è così. E' forte, è violento. Capace anche di contraddire quanto emerso, proprio in casa rossonera, qualche anno prima in polemica con le ripetute trasvolate oceaniche dei nazionali brasiliani convocati a tambur battente dalla Seleçao. Non prenderemo più calciatori brasiliani. Ma da Rivaldo in poi, il Milan è stato il primo a capire che non poteva tener fede, proprio per amore, al suo proposito precedente. Tutto questo però, come tante cose della vita, sta finendo. Del resto l'amore è bello, ma costa. E se, dieci anni fa, il Brasile come Paese era un vagone in difficoltà nel grande treno dell'economia mondiale, oggi le parti si sono invertite. Il Brasile maneggia molti più soldi, i Club brasiliani non sono più allo sbando, il Paese sudamericano gonfia il petto all'idea di poter organizzare i Mondiali. Ed ecco che i brasiliani allora partono. Vedi Pato e, anche se non Robinho. Se fosse entrato in trattativa anche Gabriel, ma alla fine non partirà, adesso il Milan sarebbe rimasto senza giocatori brasiliani nell'organico di Prima squadra per la prima volta dopo 16 anni di storia. Gabriel come zoccolo duro di un Milan molto meno brasiliano rispetto al quinquennio 2002-2007 in cui è stato, non per una episodica stagione, la miglior squadra europea. Gabriel piace, intriga, verrà provato. Vedremo. Adesso il Milan, deve guardare avanti e toccherà a tutti noi capire quale sarà la pista più chiara da seguire. Là davanti le punte ci sono: El Shaarawy, Pazzini, Bojan e Niang. Se vosse mai riaprisi la trattativa Robinho, mancherebbe il trequartista. Già. Chi sarà? Un trequartista giovane, italiano, con un carattere stabile. Non è semplice, ma una base di partenza. Le tracce possono portare in molte direzioni. Tocca ad Adriano Galliani esplorarle tutte.
Il Milan non ha fretta e non ha ansie. La cessione di Pato consente al Club rossonero di programmare serenamente la prossima stagione, anche in caso di mancata qualificazione alla Champions League. La partenza, per il momento scongiutata, di Robinho, invece, deve portare un nuovo, importante, tassello. Giovane, pronto, italiano. Sarà così?
Il Napoli che perde due volte in casa con il Bologna è l'immagine perfetta di una squadra in cui uno come Edinson Cavani non potrà giocare troppo a lungo. Mino Raiola è stato forse brutale. Il presidente De Laurentiis è uno che non si fa intimidire e avrà anche detto no ad una offerta da 55 milioni di euro. Complimenti, di cuore. Ma certe offerte, soprattutto di fronte a chiari di luna come quelli che stiamo vivendo, continuano a ronzarti attorno fino a centrare il segno. Soprattutto se arrivano dall'estero e da Club che vanno per la maggiore. Con i colpi di fulmine non si naviga nell'oro, il Napoli come altri Club dovrà fare la prossima estate quello che sta facendo il Milan. Ecco perché terrà Hamsik, che ormai ha messo radici e non riceve offerte lunari, e non potrà che aprire le porte alla partenza di Cavani. Spiace per lo splendido pubblico napoletano, se lo goda il Matador finchè può, ma non si innamori troppo. Perché il destino sembra segnato.
O il seguito mediatico dell'Inter è di bocca più buona rispetto a quello del Milan, o non so cos'altro possa essere. So per certo però che se il Milan avesse preso Rocchi, qualche penna esperta di Milan avrebbe intinto la sua cartuccia nel curaro prima di fare a pezzi il Club rossonero colpevole di eccessiva decadenza. Sia ben chiaro, massimo rispetto per Tommaso Rocchi. Goleador storico della Lazio, in cuor suo grande tifoso milanista (credo sia stato presente ad Atene nella Finale contro il Liverpool del 2007), bravissimo fin da giovane a tener testa, suo il gol del vantaggio in un Empoli-Milan 1-1 del Dicembre 2002, ad un Milan in procinto di diventare Campione d'Europa. Lui, come professionista e come uomo, non ha nulla a che vedere con questa polemicuccina. Il punto è un altro. Il punto è l'aria che si respira in giro. Il fatto è che Rocchi ha 35 anni e mezzo e negli ultimi quattro mesi ha giocato tre partite. Se lo avesse preso il Milan, sarebbe stato massacrato da tutte le parti. E invece da una parte El Shaarawy, De Sciglio e Niang, dall'altra Gargano, Mudingayi e Rocchi. Ma dall'altra parte, va tutto bene. I problemi ci sono solo al Milan. Sarà giusto così, non facciamo vittimismo. E vediamo tutto questo quanto dura e dove porta...




