Il Milan, Yilmaz e finché la Barça va: top e flop della Champions
Andrea Losapio
Champions bella, bellissima, per Juve e Milan. Dopo la vittoria al Celtic Park ci si mette il Diavolo a distruggere il Barcellona con una prova di carattere, nonché di sostanza. Il gol di Muntari - a parte gli strali dall'altra sponda del Naviglio, mette in mostra una grande qualità espressa dai due fenomeni rossoneri: Niang ed El Shaarawy. Dall'altra parte Yilmaz ricorda alla Lazio perché doveva essere acquistato, mentre Jones rimanda i verdetti alla partita di ritorno.
I top
Il Milan - Mancava una notte così, mancava da troppo tempo. L'anno scorso, con il Barça, lo zero a zero dell'andata aveva dato speranze e opportunità, sognando un Camp Nou conquistato. Invece la bella prova di ieri, aiutata da un avversario sterile, dà fiducia e possibilità concrete di passare. Centoventimila gli spettatori che saranno presenti a Barcellona, sarà un match difficile: bisogna rimanere coi piedi per terra e rimanere concentrati. La serata è tutta di Allegri che, dopo un principio di stagione a livello sommergibile, è riuscito a riemergere.
Kevin Prince Boateng - Per sei mesi è stato da sopportazione. Svogliato, poco concreto, forse fin troppo tenero. Poi vede blaugrana e ritorna toreador, con un gol certamente non a livello del dicembre 2011, ma utile per sbloccare una partita che sembrava sul filo di lana. Prestazione da grande giocatore, gli manca continuità ma i numeri continuano a rimanere.
Burak Yilmaz - Quasi meglio di Drogba. E' ovunque e segna il suo solito gol - e siamo a 7 in Champions League - che porta avanti il Galatasaray contro lo Schalke. Spauracchio vero, va vicino al raddoppio in due o tre circostanze, appare indiavolato. Poi ci si domanda perché la Lazio non riesce a raggiungere mai la zona Champions: se prima li tratti, poi li prendi ma non riesci a ufficializzarne uno (fra Felipe Anderson e Yilmaz) non è mantenendo gli altri onesti pedatori in rosa a cambiare le sorti della squadra.
I flop
Finché la Barça va - Lasciala andare. Ovverosia il modo più semplice per difendere e ripartire: ieri il Milan ha impartito una lezione ai catalani - che ora inizieranno con il loro noioso urlo da remuntada, quasi più prevedibile del loro possesso palla - perché ha sì lasciato giocare il Barcellona, ma al momento di tirare in porta, specchiati in un powerplay hockeystico senza uomo in più, tutti gli spazi erano chiusi. Bravo il Milan, pessimo Barça.
Cesc Fabregas - Peggiore in campo reale, non è riuscito a imprimere grande pericolosità al gioco dei blaugrana. C'è da dire una cosa: quando un playmaker diventa attaccante, può giocare bene solo se la squadra fa la differenza. Fabregas servirebbe più al Milan che non al Barcellona, questo è indubbio.
Lionel Messi - Peggiore in campo ad honorem, perché con le italiane non segna, davvero, quasi mai. Almeno quando conta, a San Siro. E' sicuramente il miglior giocatore del mondo, per distacco. Forse anche di tutti i tempi. Però ha dimostrato che il Pallone d'Oro non è più un premio per il miglior giocatore in funzione al rendimento, bensì un omaggio a un grandissimo che lo vincerà per anni e anni a venire.




