Il sacco di Roma per le colpe di Zeman
Andrea Losapio
Com'era prevedibile, a scanso di supplementari, alle 20 di domenica sera metà Roma era in festa, l'altra metà piangeva lacrime amare. Il gol di Lulic - su difettosa uscita di Lobont - incornicia una stagione da dimenticare per la parte giallorossa del cielo capitolino, iniziata male e finito peggio, nonostante i proclami di inizio stagione che volevano l'undici di Sabatini e Baldini pronto a impugnare le armi e lottare per un posto in Champions League. Sulla carta questa squadra non è inferiore a molte, almeno tecnicamente. Ma verrebbe da pensare "dalla cintola in su", perché la difesa è sempre stata ballerina e i portieri che vi si sono alternati sono passati dall'incerto al disastroso. Senza un'adeguata fiducia nel numero uno, tutta la retroguardia si sente meno protetta e sicura. Stekelenburg era sull'aereo per Londra - e non in senso figurato - al 31 gennaio, richiamato d'urgenza perché la Roma non era riuscita ad acquistare Viviano (un altro che non ha vissuto un'annata splendida), Goicoechea ha alternato partite decenti a sciagure degne dell'ultimo van der Sar in Italia, mentre Lobont, beh, è lì da guardare.
Marquinhos è sì stato un buon acquisto, Castan interessante, mentre sulle fasce si è assistito a un continuo alternarsi di calciatori che non sono da top club. L'unico vero terzino è Torosidis, ma senza infamia né lode. Pensando poi come il calcio italiano non sia uno dei migliori d'Europa - almeno per il momento - forse la Roma ha davvero sbagliato qualcosa. Bradley, Tachtsidis, in parte Pjanic e Florenzi, hanno deluso le aspettative. De Rossi è poi incappato nella stagione più nera della sua carriera.
E proprio il decantato centrocampista romano è quello che ha più meriti nella cacciata di Zeman, perché il feeling non c'è mai stato e, da ciò che traspare da Trigoria, più volte ha avuto comportamenti non proprio edificanti. Nondimeno il tecnico boemo era riuscito ad arrivare alle semifinali di Coppa Italia eliminando la Fiorentina ai quarti di finale, al Franchi, una vera impresa per come era messa la squadra. E poi aveva vinto l'andata della semifinale contro l'Inter, vera insidia sulla strada dell'ultimo capitolo di questa stagione.
Sicuramente Zeman ha pagato l'instabilità di uno spogliatoio che l'ha tenuto in scacco per parecchi mesi (con lui che continuava a tirare dritto, fregandosene). Una precarietà esplosa come una bomba ieri, con la frase Twitter di un Osvaldo sempre più lontano da Roma e dalla Roma. E poi Zeman ha portato questa squadra a giocarsi una finale, anzi, una stella. Perché è vero che il ritorno contro l'Inter l'ha completato Andreazzoli, però Stramaccioni e brigata erano oramai al terzo giro di amari per assenze e sfortune collaterali. Probabilmente, non ce ne voglia l'Inter, pure il Borgorosso del compianto Alberto Sordi avrebbe conquistato il diritto di sfidare la Lazio. Lo stesso Sordi, tifoso romanista, che ieri avrà urlato la stessa cosa di mezza città Eterna. Alle 20. "Ma li mortacci".




