Il Toto Cotugno del 2013, d'ora in poi solo pasta
Andrea Losapio
Nel pomeriggio di ieri c'è stata un'Aquila vincente in un derby da Mille e un pomeriggio. Dall'altra parte dei rapaci, invece, la disfatta è stata massima. Se la Lazio ha conquistato la Coppa Italia grazie alla vittoria contro gli eterni rivali della Roma, il Benfica piange lacrime amare dopo il terzo trofeo sfuggito nel giro di qualche minuto. Piccola consolazione per i lusitani, non avere aspettato il recupero per vedere andare in fumo gli sforzi di una stagione. Al settantanovesimo i capitolini erano in vantaggio 1-0 con il gol di Nicolas Gaitan, fenomeno del Benfica e prossimo uomo mercato, e sembrava che finalmente la maledizione delle finali potesse essere scacciata. Invece in due minuti il Vitoria Guimaraes prima pareggia e poi raddoppia, gettando nello sconforto Jorge Jesus per la terza volta in questo maggio 2013, come se non ci fosse nient'altro che una sconfitta.
Perché, oltre alla finale di Taça di Portugal, il Benfica alla ventinovesima giocava contro il Porto una partita che poteva essere pure pareggiata. Peccato che i Dragoes, al novantaduesimo, con un super gol di Kelvin ufficializzò il sorpasso nei confronti delle aquile, con l'allenatore Jesus a terra, come colpito da una lancia. Infine la finale di Europa League, ad Amsterdam, con la rete al 92esimo e 11 secondi di Branislav Ivanovic, su azione d'angolo, a chiudere la contesa e consegnare la Coppa a Rafa Benitez. Insomma, un maggio da dimenticare, uguale a quello del Bayer Leverkusen di undici anni fa. Il Benfica come Toto Cotugno, con il secondo come vocazione. D'ora in poi, c'è da crederlo, Jorge Jesus mangerà solo primi.




