Il viaggio di Candreva, da enfant prodige a surplus. E ritorno
Andrea Losapio
Antonio Candreva sembrava avesse un destino già segnato. Quello di bruciare le tappe, passando dalla Serie B con il Livorno alla Juventus, la squadra più famosa e importante d'Italia, in soli sei mesi. I labronici erano riusciti a ritornare nel massimo campionato grazie alle gioie create dal duo Diamanti-Candreva, ma l'addio del fantasista pratese aveva fatto sbocciare il centrocampista romano. Il West Ham aveva provato a portare a Londra pure lui, ma rimanendo all'Armando Picchi Candreva si era guadagnato il primo gettone di presenza in nazionale, in Italia-Olanda del novembre 2009. Un'amichevole - in cui Giorgio Chiellini entrò scomposto su Robin van Persie, infortunandolo fino ai mondiali o quasi - in cui Candreva si era dimostrato il migliore in campo. Il passaggio alla Juventus sembrava il coronamento di un'avventura partita da lontano, ma non era che l'inizio di un incubo. I due gol in bianconero non sono bastati, nell'annata horribilis di Ferrara-Zaccheroni, per una riconferma a Torino.
Anzi, Candreva era ripartito dal Parma, non certo una fuoriserie ma nemmeno destinata a rimanere insabbiato nelle zone poco nobili della classifica.
In ducale probabilmente la stagione più buia, con sì tre gol all'attivo ma anche moltissimi dubbi per il futuro, perché sembrava davvero un giocatore perso, che finisce in un Cesena ambizioso ma ai limiti del tafazziano nei primi sei mesi del 2011/12. Il trasferimento alla Lazio - sull'onda del mancato acquisto di Honda (scusate ripetizione e gioco di parole) - poteva essere il De Profundiis per una carriera partita in tromba. Invece le grandi prestazioni lo hanno riportato in azzurro, mostrando grandissimo carattere e prestazioni da superstar, fino all'interesse del Manchester United di David Moyes (o Sir Alex Ferguson?). Il Napoli ha svolto un sondaggio - senza offerte - ma difficilmente ci saranno sviluppi. Alla fine Candreva può davvero diventare l'uomo copertina di questa Lazio. Lui, che è nato e cresciuto da romanista. E che, da enfant prodige, era diventato un surplus. E mai imperfetto fu più adatto.




