Immobile mette in panchina gli attaccanti. Anche quelli futuri
Andrea Losapio
Cinque gol in sette partite, un premio da migliore in campo, azioni travolgenti che spesso si trasformano in vere e proprie emergenze per la difesa avversaria. Ciro Immobile si è finalmente sbloccato dopo quasi un anno a bocca asciutta, perché il gol con la Sampdoria - un tapin a porta vuota su azione d'angolo - pare davvero averlo trasformato da asfittico attaccante d'area a centravanti di movimento, bravo in dribbling e inserimenti. La fiducia alle volte può cambiare la storia di una stagione, e dopo avere osservato - o quasi - il compagno di reparto Alessio Cerci segnare a ripetizione nella prima parte. Ora il Torino si gode il proprio attacco, perché entrambi riescono a creare superiorità saltando l'uomo. Qualcosa da mettere a posto c'è, nonostante una classifica comunque abbastanza soddisfacente, perché i granata sono riusciti nella non propriamente nobile impresa di prendere gol in qualsiasi partita di campionato, eccezion fatta per l'esordio con il Sassuolo.
Per una squadra di Ventura - che negli anni passati usava sì il 4-2-4, ma dava molta importanza alla fase difensiva come a Bari - non può essere motivo di vanto. Anche perché solo la bravura degli attaccanti sta mantenendo sopra la linea di galleggiamento i piemontesi. Ecco perché, nonostante i vari appelli e le voci di mercato riguardanti un centravanti, sarebbe meglio acquistare qualche puntello difensivo, in grado di mettere una pezza su svarioni e amnesie. Perché un Immobile così, c'è da crederlo, metterebbe in panchina anche i compagni futuri, impossibilitati a reggere il paragone. E oggi contro la Lazio servirebbe anche una buona prestazione difensiva per portare a casa la vittoria.




