Keita, Perea e Felipe Anderson, tre campioncini in cerca di Lazio
Andrea Losapio
Venti, venti, diciotto. Cinquantotto anni in tre, per dare una nuova speranza alla stagione della Lazio. Keita Baldé Diao, Brayan Perea e Felipe Anderson, finora, sono rimasti nelle retrovie, in attesa di una possibile luce alla fine del buio. Il brasiliano, l'acquisto più atteso di una campagna acquisti davvero deludente, non ha ancora trovato i colpi giusti per tornare quello che aveva incantato una platea esigente come quella di Vila Belmiro, nel Santos che fu di Pelè, Robinho e compagnia cantante. Perea ha trovato il primo gol in stagione a Bergamo, contro l'Atalanta, in una delle pagine più cupe dell'era Lotito, mentre Keita ha trovato la rete con il Parma, poche settimane fa. Sono loro i volti nuovi che l'Europa League ridà al campionato, i giovani su cui puntare dopo che i grandi vecchi come Klose e Floccari non hanno dato le giuste risposte.
Chiaro che il tedesco abbia un credito pressoché illimitato dopo le ultime due stagioni in cui ha tirato la carretta da solo o quasi, ma pure lui in questo primo scorcio di campionato è sembrato solamente il lontano parente del magnifico centravanti che è stato.
Contro il Napoli in due su tre potrebbero avere una maglia da titolare, per dimostrare ulteriormente di meritarsi il palcoscenico italiano, dopo un periodo di ambientamento tutt'altro che roseo. Il più sicuro è Keita, promosso dalla Primavera ma davvero già pronto per grandi palcoscenici. Probabilmente ancora migliori di quelli che la Lazio potrà offrire negli anni a venire, e sono loro il futuro di una squadra che rischia di dovere rifondare nella prossima stagione, quando Petkovic difficilmente sarà ancora al suo posto. E che, in realtà, con una sconfitta contro i partenopei potrebbe già rischiare.




