La crisi delle seconde punte, torna il fantasma di Lavezzi sul Napoli
Antonio Gaito
Impensabile fino a qualche settimana fa. Ed invece l'imprevedibilità del calcio ci sottopone la crisi del Napoli in fase realizzativa, quella che da inizio stagione viene definita tra le migliori dell'intero campionato. Quella fase offensiva che finora ha rappresentato l'arma in più dei partenopei, a fronte spesso invece di quella difensiva tutt'altro che impeccabile. La situazione, invece, sembra essersi rovesciata. Il gol nello scontro diretto pareggiato con la Juventus non ha cambiato lo scenario: il gol Inler, su deviazione di Bonucci, è l'unica marcatura nelle ultime cinque partite. I gol diventano due, invece, se si considerano le ultime sei giornate allargando quindi il discorso alla conclusione volante di Campagnaro all'Olimpico contro la Lazio.
Non ci sono dubbi. Troppo poco per una squadra che, ancora oggi, crede nella possibilità di raggiungere la Juventus sfruttando gli impegni europei dei bianconeri proprio come la squadra di Conte fece col Milan nella scorsa stagione. La realtà, al momento, dice che il Napoli fatica maledettamente a concretizzare, non andando oltre il pareggio anche quando gioca meglio dell'avversario come accaduto ad Udine e parzialmente con la Sampdoria nella ripresa. L'insolita astinenza al gol di Edinson Cavani - capocannoniere comunque del campionato - in questo senso pesa tremendamente ma sta comportando una ulteriore riflessione nell'ambiente partenopeo. Il periodo difficile dell'uruguayanno - in termini di reti, non di certo di prestazioni - sta mettendo alla luce i limiti realizzativi delle seconde punte che pesano nell'economia complessiva.
I numeri, infatti, non lasciano dubbi. Goran Pandev è fermo a due reti in 1444 minuti di impiego. Il macedone in verità non è mai stato un grande realizzatore, ma all'inizio dell'anno aveva trascinato la squadra con grandi prestazioni. Da gennaio in poi, invece, l'ex interista appare lontanissimo dai suoi livelli. Situazione diversa per Lorenzo Insigne, e non solo perchè di gol ne ha siglati quattro - con un minutaggio leggermente inferiore, 1342 minuti - ma soprattutto perchè il talento di Frattamaggiore spesso agisce da esterno d'attacco, molto più lontano dalla porta, ed in molte occasioni è stato mandato nella mischia in situazioni di difficoltà quasi esclusivamente per creare superiorità sull'esterno.
Paradossalmente questa situazione ha fatto riapparire il fantasma di Ezequiel Lavezzi. L'argentino - che di questi tempi l'anno scorso faceva presente alla società la sua volontà di voler andare via al termine della stagione - in termini realizzativi ha sempre lasciato a desiderare, ma in questo momento i nove gol siglati la scorsa stagione - il suo record nell'esperienza napoletana - vengono visti con occhi diversi. Persino scontato, però, sottolineare che il Napoli ha sette punti in più rispetto all'anno scorso e per larghi tratti della stagione ha mostrato un gioco più congeniale alle proprie caratteristiche. Tra l'altro con l'addio dell'argentino c'è stata la definitiva consacrazione di Marek Hamsik: lo slovacco è diventato un punto di riferimento nella trequarti - dove spesso Lavezzi si abbassava a prendere palla - e che senza tirare calci di rigore ha già eguagliato i nove gol in campionato della scorsa stagione, ma con ancora undici gare da giocare per migliorarlo.




