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La rivincita dei ripudiati d'Europa

autore
Andrea Losapio
giovedì 25 luglio 2013, 11:462013
autore Andrea Losapio
25.07.2013 11:462013
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport

L'Atletico Mineiro per la prima volta è campione del Sudamerica. I brasiliani, dopo avere perso per due a zero nella partita di andata contro l'Olimpia di Asunçion, sono riusciti a ribaltare il risultato grazie al gol di Jo - abile a sfruttare uno svarione difensivo dei paraguagi - salvo poi completare la rimonta con una zuccata del difensore Junior Cesar, a pochi minuti dal triplice fischio arbitrale. Un due a zero maturato nel secondo tempo - al 46' la prima rete - e che ha permesso di concludere ai rigori una Coppa che ha dello storico. Fin qui la nuda cronaca, di una squadra che da 42 anni non vince un Brasileirao - primo e unico nel 1971 - e da 15 una Coppa Sudamericana (che ai tempi si chiamava CONMEBOL).
L'Atletico Mineiro però è una squadra al passo coi tempi, con moltissimi interpreti che sono passati dall'Europa. La maggior parte come delle comete, mentre chi è arrivato a giocare in grandi squadre non è riuscito a esprimersi fino in fondo. L'unica eccezione è Ronaldinho, rispedito comunque come un pacco indesiderato - causa gli otto milioni di euro annui di ingaggio al Milan - quando ha superato i 30 anni. Ma non è l'unico, perché è proprio Jo il simbolo di questa tendenza. Manchester City e CSKA Mosca, senza però lasciare il segno nella Premier League.

È tornato di moda ultimamente, riconquistandosi la Seleçao a suon di gol. E, ora, pure la Libertadores. Poi c'è Rever, difensore con un passato nel Wolfsburg e ambito dalla Lazio qualche stagione fa, ritornato in patria dopo appena sei mesi. Michel, un centinaio di presenze nell'Almeria di Felipe Melo. E poi Guilherme, astro nascente di una generazione perduta o quasi, finito alla Dinamo Kiev quasi per caso e nel dimenticatoio dopo grandi prestazioni con l'Internacional di Porto Alegre ai tempi del dopo Pato. Diego Tardelli, poi, è conosciutissimo per avere giocato poco - e male - nel PSV Eindhoven (in Olanda segna ogni buon attaccante - Afonso Alves ne è l'uomo chiave) e poi finito all'Anzhi, rispedito al mittente dopo pochissimo. Insomma, è la Coppa del Brasile che riporta a casa i propri assi. Spesso e volentieri diventati due di coppe nel tritacarne dei campionati europei.