Lazio, Petkovic ricorda: "I primi due mesi sono stati difficili"
Alessio Alaimo
Vladimir Petkovic è sicuramente l'allenatore-sorpresa del campionato. Arrivato tra lo scetticismo generale, alimentato dalle prime prestazioni della squadra, il tecnico bosniaco, certo del suo lavoro, ha continuato a testa bassa e dopo poche partite si è capito di che pasta era fatta la sua Lazio. Ora, con i suoi ragazzi al secondo posto e in lotta su tutti i fronti, l'ex mister dello Young Boys non vuole smettere di correre, per centrare gli obiettivi prefissati. Dell'inizio difficile, dall'affermazione attuale, dei traguardi da centrale, il tecnico laziale né ha parlato con i giornalisti di Radio Fiume Ticino: "È un bel momento per noi, un po' come il tempo qui a Roma, con questo bel vento caldo - queste le parole di Petkovic riprese da Ticinonline come riportato da Lalaziosiamonoi.it - Non mi spettavo tutto questo. Abbiamo però lavorato tantissimo fin dall'inizio per ottenere certi rendimenti e ora siamo arrivati al momento di raccogliere il lavoro degli ultimi sei mesi. I primi due sono stati difficili, non lo dimentico, nessuno credeva in noi, tutti ci mettevano in croce. Si chiedevano come mai un allenatore del genere fosse alla Lazio... Ora tutti stanno zitti e, al contrario, elogiano i dirigenti che mi hanno portato qui e apprezzano cosa sta facendo la squadra.
Lo scetticismo era comunque ovvio, la pressione, ma questa ce la possiamo mettere solo da soli. Io non mi pongo i limiti e respingo le pressioni esterne". La filosofia del tecnico biancoceleste, la sua Petkovisione, è sempre stata chiara, sin dai primi anni in Svizzera, ed ora è stata portata a Roma: "Puntavo ad amalgamare i giocatori per avere un'identità uniforme, ora tutti lavorano per la squadra e il gruppo ha una mentalità vincente. Dobbiamo essere convinti di vincere contro tutti, in casa e fuori, senza guardare le statistiche, che esistono solo per rimanere scritte, ci interessa solo lavorare sodo, affrontare ogni patita per dimostrare il nostro valore e vincere. Cominciano di avere paura di noi, di sicuro c'è rispetto, prima, durante e dopo la partita, merito di questi ragazzi. Solo alla fine quindi tireremo le somme e vedremo il risultato raggiunto, che dimostrerà se avremo lavorato bene o meno. L'importante è avere fame infinita di vittoria". In chiusura il tecnico fa un piccolo bilancio personale: "In tanti mi avevano dimenticato, anche sulla stampa, ma dove ho lavorato, grazie al mio carattere, ai risultati e al mio modo di lavorare, in Ticino, in Svizzera come in Turchia ho sempre lasciato un ricordo positivo, sono stato apprezzato e sono rimasto in buoni rapporti anche quando sono andato via".




