Lotito-Zarate: non si fanno prigionieri. Kaiser: giù le mani da Buffon...Viola: Montolivo, perche' rivangare...?
Mauro Suma
Non mi era mai successo, nel calcio, di vivere una vicenda così dura, così frontale, così avvitata e così estrema come quella che oppone la Lazio del presidente Lotito a Mauro Zarate. In settimana negli studi di Sportitalia, in una trasmissione fuori dagli schemi, in un programma-sfogo condotto dall'amico Michele Criscitiello, si è presentato Luis Ruzzi, il procuratore-amico dell'attaccante argentino che non sta giocando nella Lazio e che in questo momento ha contro un po' tutti. Non solo la dirigenza biancoceleste, ma anche i tifosi, i suoi compagni di squadra e una larghissima parte dell'opinione pubblica. Sulle prime mi aveva colpito la partecipazione umana di Ruzzi alla vicenda del suo amico, del suo assistito. Nel corso della serata, senti questa cosa e ne senti un'altra, leggi una lettera e raccogli un elemento, i contorni sono diventati però più nitidi. Sono uscito dagli studi di Sportitalia con due convinzioni, una sensazione e due dubbi forti. La prima convinzione è che non siamo di fronte ad un capriccio del presidente Lotito: il coinvolgimento in questa questione, dal suo lato, del presidente della Lazio è totale e sincera, si sente fortemente tradito dopo un grande investimento tecnico ed economico. La seconda convinzione è che Maurito non sia stato autorizzato a fare le vacanze alle Maldive: questa vacanza è stata richiesta e annunciata dal procuratore del giocatore, ma non poteva essere avallata e autorizzata, visti i contenuti della lettera-richiesta stessa, da parte del Club romano. La sensazione è che da quando gioca in Italia l'attaccante argentino abbia fatto una sola, vera, grande stagione: 2008-2009. Ottimo campionato, serpentine, gol, Coppa Italia. Poi, francamente, molto poco. E allora: perché tutto bene prima di essere riscattato e poi il calo tecnico dopo il riscatto? Veniamo ai dubbi. Dice Ruzzi che loro vogliono andar via dalla Lazio, rinunciando a tutti i soldi e che Lotito e Tare sono il problema. A parte che nella vicenda ci sono di mezzo anche i soldi investiti dalla Lazio, ma veniamo ai condizionali. Dice Ruzzi, volevamo andare al Genoa e la Lazio ce lo ha impedito. Domanda: ma non è che forse in quel momento Zarate sarebbe andato al Genoa, ma che ci sarebbe voluto andare in prestito e con il contratto garantito da un altro grande Club italiano? Ancora Ruzzi: è sempre la Lazio che ci ha impedito di andare alla Dinamo Kiev. Domanda: ma non è che forse Zarate sarebbe andato alla Dinamo Kiev, ma che ci sarebbe voluto andare in prestito e con una clausola rescissoria di 3 milioni di euro? Se la risposta alle nostre domande fosse affermativa, sarebbe stato lo stesso Zarate a bloccare le due operazioni rendendole di fatto impossibili con qualche condizioncina ad hoc. Insomma, vicenda durissima. Con contorni gossip, però. Quasi da spy-story. A Roma si sussurra che oltre alle Maldive o in alternativa alle Maldive, questo confesso di non averlo ancora approfondito, ci siano state anche le spiagge dorate di Palm Beach. Ben note nel cuore di Roma...alla prossima!
Nessun appassionato di calcio è estraneo al fascino di Franz Beckenbauer. Ciascuno di noi, a pallone, avrebbe voluto essere come lui. Elegante, supremo, altero. Su questo siamo tutti d'accordo. Ma le parole su Gigi Buffon no, quelle non passano e non si digeriscono. Ricordo con onestà intellettuale di non essere stato d'accordo con molte delle cose dette da Gigi nel corso del 2012, quindi nessun preconcetto e nessuna prevenzione. Ma la mancanza di rispetto di Beckenbauer nei confronti del capitano della Nazionale italiana di calcio ferisce ogni sportivo italiano. Al di là dei colori e delle bandiere. Con quella frase su Buffon, il Kaiser ha forse voluto sfogarsi dopo i tanti successi dell'Italia sulla Germania sia al Mondiale che all'Europeo, e magari anche dopo le tante eliminazioni del Bayern patite dal 2006 ad oggi contro Milan e Inter. Ma non lo giustifica. Credo che anche la reazione della Juventus dovesse essere più orgogliosa e che un invito a scusarsi dovesse essere rivolto a Beckenbauer. Se poi lo sfondo di quella frase su Buffon, nello sport non bisogna mai infierire, dovesse essere economico e politico, allora peggio ancora. Se cioè oggi il tedesco medio si sente in diritto di dire qualcosa su di noi come italiano perché siamo politicamente in difficoltà ed economicamente in balia dello spread, il senso dell'offesa, non solo a Buffon, ma a tutti noi, sarebbe ancora più intenso.
Un giornalista-tifoso viola in settimana ha voluto ergersi a capo-popolo e ha invitato i tifosi fiorentini a fischiare sonoramente Riccardo Montolivo. In base a questa tesi, il Riccardo dovrebbe fare la fine di Nicola Berti con l'Inter nell'89: fischiato, sostituito e sconfitto. La mia reazione è fortemente di parte, e condizionata dalla stima vera e sincera che ho non da oggi per il Monto, ma non solo. La mia reazione è: ma perché? Che bisogno c'è? La Fiorentina è così bella, convincente, affascinante quest'anno. Ha il volto capace e sereno di Daniele Pradè e innovativo e brillante di Vincenzo Montella. La Fiorentina piace a tutti, gioca, segna, diverte. Ha voltato pagina in maniera stupenda dopo anni difficili. E proprio per questo mi permetto di dire, ma che bisogno c'è di avvelenarsi, di rivangare, di rievocare vecchi veleni? Riccardo è stato fischiato tutta la scorsa stagione e ha sofferto tanto. Perché i fischi dei tuoi tifosi pungono il doppio. I conti mi sembrano sinceramente chiusi. Oggi la Fiorentina è felice e Riccardo è felice. Che senso ha tutto il resto?




