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Matri e Astori: vittime dell'estate. Psg e City, ne servono due tra Cavani, Jovetic ed El Shaarawy. Milan, ci vorrà tantissima pazienza. Tevez come Cannavaro?

autore
Mauro Suma
sabato 29 giugno 2013, 00:002013
autore Mauro Suma
29.06.2013 00:002013
Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
FotoTUTTOmercatoWEB

Il cambio di linea politica non significa la fine di un'era. Tutt'altro. Significa fare altro, in maniera meno mediatica e alla prova dei fatti più redditizia, sia in campo che fuori. Significa che non è un caso che nella stagione, che secondo i sempre equilibrati tifosi doveva essere da retrocessione per il Milan, sono sbocciati De Sciglio, El Shaarawy e Niang. E significa anche che Saponara farà bene l'anno prossimo, dando già un senso al mercato del Milan di quest'anno. Questi quattro ragazzi, con la linea politica che ha seguito il Milan fino al 31 Dicembre 2011, oggi non sarebbero qui. Ma al Cagliari, al Genoa, al Parma o al Chievo, con tutto il rispetto per questi quattro importanti Club di Serie A. Sarebbero lì a maturare, in comproprietà o persi. Perché intanto nel Milan giocavano gli altri, i big, i senatori, i grandi campioni anche un po' in là con gli anni. L'esempio? Ronaldinho e l'estate 2008. Soldi in cassa ce n'erano zero e per mettere insieme i soldi per Dinho, Adriano Galliani aveva iniziato una fitta serie di operazioni sui giovani ognuna delle quali doveva produrre un segmento di ricavo per arrivare a mettere insieme la cifra da versare al Barcellona. Due di quelle operazioni furono Davide Astori e Alessandro Matri. Poco meno di un milione per la metà uno e poco più di un milione per la metà l'altro. Di quei due giovani non si occupava nessuno, invece Ronaldinho era il nome, era l'estate, era il brivido sacrificale. Oggi lo rifareste? No, certo che no. Astori e Matri non sono sexy ed esotici come Dinho, ma sono tanta tanta sostanza. E oggi ci starebbero alla grande nel Milan. Mentre Dinho ha fatto qualche gol, qualche assist, qualche punizione, ma non ha firmato e alzato niente di vero nella sua avventura rossonera. E sulla sua corsa e sulle sua determinazione in allenamento no non chiedete ad Allegri di cui non vi fidate; chiedete, visto che di loro vi fidate, a Ibra e Inzaghi. Chiedete, please.

Gli operatori di mercato se lo chiedono ogni giorno: ma il Paris Saint Germain e il Manchester City, quando inizieranno a fare la spesa? E, soprattutto, già che ci siamo, dove andranno a farla? Il Psg ha un attaccante puro in rosa: Ibrahimovic. Lo stesso Lavezzi è un giocatore offensivo, ma non una punta e Gameiro, con tutto il rispetto, lascia il tempo che trova. Ne serve uno. Il Manchester City è più o meno nella stessa situazione. In pole position Aguero, poi, dietro, solo un demotivato e cedibile Edin Dzeko. Qui ne serve, almeno, uno. L'Italia cosa offre? Cavani, dichiarato cedibile; Jovetic, oggetto di trattativa: El Shaarawy, non incedibilissimo. Di loro tre ne possono andar via al massimo due, e i maggiori indiziati sono Cavani e Jovetic. Poi il calcio è strano e finiranno per rimanere tutti e tre dove sono traendo nuovi stimoli dal voler dimostrare ancora al loro ambiente che li aveva, più o meno velatamente, messi in discussione, ma intanto tutti gli operatori di mercato continuano a farsi le stesse domande. Ma il Psg e il City...?

Sono stato accusato di aver illuso i tifosi lo scorso 15 Giugno, su questo Sito. Sono molto autocritico e sono andato a rileggermi: "O parte il domino, o si resta così. L'obiettivo dei sogni sarebbe: 2 centrocampisti, uno di grande qualità in più e 6 attaccanti, fra cui 2 trequartisti, tutti adatti a fare il 4-3-1-2 e cioè 2 prime punte e 2 seconde punte in aggiunta. Ma questo può avvenire soltanto attraverso un sistema di cessioni complicato e tutt'altro che scontato. Avere mercato non è da tutti. Tenetevi forte". Eh no signori, coscienza a posto. C'è il tenetevi forte ad uso e consumo del titolo, ma c'è anche "O parte il domino, o si resta così" e "sistema di cessioni complicato e tutt'altro che scontato". Leggere tutto, please. Per il resto? Dentro e attorno il Milan si respira il seguente clima: Adriano Galliani alla fine qualcosa s'inventa. Non domani mattina, ma se lo inventa. Del resto Umberto Gandini questa settimana ha twittato: "Non ho competenza per parlare di mercato, ma mancano 2 mesi e 2 mesi sono lunghi...". L'avvocato Cantamessa a Milan Channel: "Saranno come sempre importanti gli ultimi giorni, ma magari sbaglio". Letto sul mio telefonino, da un sms che ho cancellato frettolosamente e che probabilmente arrivava dall'estero: "Bisogna aspettare le prossime settimane e ci vorrà tantissima pazienza...".

Prima citavamo l'estate del 2008. Facciamo un viaggetto anche nell'estate del 2002. All'epoca le grandi del calcio italiano puntavano Cannavaro in uscita dal Parma e Nesta in uscita dalla Lazio. Sembrava, secondo quelli che si illudono sempre, che Cannavaro fosse ormai al Milan e Nesta all'Inter. E invece un bel mercoledì sera l'Inter annuncia ufficialmente di aver acquisito Cannavaro dal Parma. E proprio dopo una trattativa con l'allora dirigente degli emiliani Arrigo Sacchi! La fine del mondo, la fine del Milan, la fine di tutto. Il 31 Agosto invece arrivava Sandro Nesta e nove mesi dopo il Milan trionfava a Manchester in Champions League, mentre gli altri erano già a nanna. Ora che la Juventus esibisce il feticcio Tevez, diventato l'eroe dei due mondi non tanto per il suo valore quanto per poter fare le boccacce al Milan, bisognerà aspettare l'onda d'urto. Potrà esserci o potrà anche non esserci. Le condizioni sono ben diverse da quelle del 2002, è cambiata l'economia globale, è cambiata la politica, è cambiato il calcio, è cambiato il mondo. Ma gli uomini sono sempre uomini e le loro reazioni sempre reazioni. Oggi gli juventini e Tevez sono felici, ma quel Carlitos diventato Carlito nella prima frase ufficiale di presentazione del direttore Marotta era già un segnale. Ci sono Club che fanno notizia con una foto, e altri che fanno fatica a farla anche con il giocatore stesso in carne e ossa. Meglio il giocatore, sia chiaro. Le foto passano, i giocatori restano. Ma il calcio è strano, molto strano.