Mihajlovic e il sogno di allenare l'Inter: "Qualcosa è andato storto"
Matteo Calcagni
Sinisa Mihajlovic, commissario tecnico della Nazionale serba, è stato ospite a Undici, programma di approfondimento calcistico condotto da Pierluigi Pardo su Italia 2. L'ex Lazio e Inter ha affrontato diversi argomenti, dal passato da calciatore all'attualità da allenatore.
Su Celtic-Juventus: "Sulla carta la Juve è più forte, ma le squadre inglesi e scozzesi giocando in casa danno molto di più. Bisogna stare attenti, ma penso che i bianconeri possano passare il turno".
Sui gol su punizione: "Non c'è un segreto. Diamanti le calcia abbastanza bene, forti, tagliate. Un po' assomigliano alle mie. Nelle punizioni guardavo il portiere fino all'ultimo passo, poi decidevo se tirare sopra la barriera o sul lato del portiere".
Sugli esordi: "Ero sempre convinto di fare il calciatore professionista, a sette anni ho deciso. E' il sogno di tutti i bambini, ma l'unico modo per uscire dal grigiore era il calcio. Ho fatto tanti sacrifici, ci sono riuscito e sono contento".
Su Boskov: : "Un grande, è lui che mi ha voluto nella Sampdoria, nella Roma. Adesso purtroppo sta male. Gli ho voluto molto bene, è una delle persone più importanti della mia vita calcistica".
Sulla Sampdoria: "E' stata la piazza giusta per tornare nel giro importante. Non c'era pressione, era una grande famiglia. Alla Samp ho fatto benissimo e sono stati quattro anni bellissimi".
Sullo scudetto con la Lazio: "Vincere uno scudetto è sempre bellissimo. In quella maniera è stato molto bello, ma l'anno prima lo avevamo perso all'ultima giornata e lo aveva vinto il Milan. In quegli anni penso che la Lazio fosse la squadra più forte. Forse abbiamo vinto meno di quello che potevano vincere".
Su Eriksson: "Parlare di Eriksson per me è come parlare di mio papà, come parlare di Boskov. Mi ha inventato nel ruolo di difensore centrale, gli voleva bene anche chi non giocava. E' un gran signore".
Sulle punizioni: "A me il calcio non piaceva come sport, mi piaceva perchè c'erano le punizioni, i calci d'angolo... Ho iniziato per quello. Per me il calcio era calciare le punizioni".
Su Mancini: "Un mio grande amico, abbiamo giocato nella Sampdoria, nella Lazio, è stato allenatore nella Lazio, nell'Inter, è come mio fratello. Un difetto? Vuole avere sempre ragione lui (sorride ndr.)".
Su Catania: "In quella stagione abbiamo fatto una grande annata. Sono arrivato in una situazione difficile, mi ha aiutato moltissimo Lo Monaco, è un grande uomo di calcio, e anche il presidente che è una grandissima persona. Ho lasciato un pezzo di cuore in quella città, li ringrazierò per tutta la vita, anche i giocatori che ho avuto".
Su Firenze: "Poteva andar meglio, poteva andar peggio. Il primo anno senza Jovetic e con tanti problemi siamo arrivati ottavi. Il secondo anno penso di aver fatto il massimo. Un'esperienza anche positiva per tutte le difficoltà che ho avuto, ma mi sono trovato bene, con la società, col direttore Corvino, con la presidenza Della Valle. Si sono comportanti sempre bene con me. Ringrazierò sempre chi mi ha dato la possibilità di lavorare".
Sulla panchina dell'Inter: "Non è successo perchè non è successo. Si vede che qualcosa è andato storto. Sono contento di come siano andate le cose, allenare l'Inter è il culmine della carriera, ma sono un allenatore giovane e spero di fare questo lavoro per altri 10/15 anni... Tutto può succedere".
Su Stankovic: "Bella accoglienza ieri, sembrava che dovesse giocare la prima partita nell'Inter, sono contento, è come se fosse il mio fratellino. Se sta bene tornerà anche in Nazionale e ci potrà dare una mano".
Su Kuzmanovic: "E' bravo, ma non c'è bisogno che lo dica io. E' un grande rinforzo per l'Inter, dà esperienza, qualità e fa anche qualche gol. Sicuramente un acquisto importante".
Su Stramaccioni: "Sono sempre per i calciatori giovani e per gli allenatori giovani".
Su Balotelli e i suoi atteggiamenti: "Questo è Balotelli, quando lo prendi, prendi tutto il pacchetto. Rispetto a quello che conoscevo all'Inter è peggiorato un po' come comportamenti, ma è un bravissimo ragazzo, penso che in una società come il Milan, se capisce che deve cambiare un po' la testa, può fare la differenza e non ce ne sarà per nessuno perchè è un grande giocatore. Mancini? Ha preferito lasciarlo andare, era giusto anche per Balotelli cambiare perchè non gli piaceva tanto la nebbia di Manchester".




