Onore a Bob e Long John... Per sempre icone di questa Lazio
Redazione TMW.
Memorie che si rincorrono, attimi di vita che si incrociano. Destino al cardiopalma, che nella storia biancoceleste ha assunto spesso un tratto beffardo. 30 marzo e 1° aprile: due date vicine, attaccate, cerchiate nei calendari degli innamorati di Lazio come giorni di commemorazione assoluta. Bob Lovati e Giorgio Chinaglia. Portiere ed attaccante, saggezza e stravaganza, due icone biancocelesti che non ci sono più. Due stelle lucenti in epoche diverse, che nell'esistenza ultracentenaria della prima squadra della capitale non smetteranno mai di brillare. Mistura di sensazioni ed emozioni che nella settimana della Santa Pasqua si rincorrono allo stadio Olimpico. In campo la Lazio suda e lotta per uscire dal pantano di un campionato di ritorno a dir poco disastroso, nell'aria invece ricordi ed antiche passioni rievocano la storia biancoceleste. Da un lato del cielo lo sguardo sorridente di Bob il gigante buono, dall'altro il ghigno beffardo di long John che la sua Lazio ce l'aveva dentro. Il nastro che si riavvolge e la memoria che riaffiora. Poco più di un anno fa l'America, gli States, Giorgione, l'intervista più affascinante della mia vita e l'appuntamento con la storia. Miami, Naples, Giorgio Chinaglia il latitante, Giorgio Chinaglia l'ex Campione, che lasciava d'un tratto spazio al Giorgio uomo e amico. Immagini offuscate di un anno fa, che si addensano nella memoria. Il ritorno da Parma da una nefasta trasferta, che valse una dura sconfitta. Una Lazio rabberciata che si leccava le ferite e un telefono al di là del pianeta che squillava. "Papà non c'è più". La voce roca, rotta dal pianto di Anthony Chinaglia, a confermare quel che scosse il mondo biancoceleste all'improvviso. Giorgio Chinaglia era la Lazio, Giorgio Chinaglia non c'era più. Un anno di ricordi accantonati e riemersi all'improvviso. Sorrisi e storie raccontate per le vie di Naples in quelle giornate di sole.
Gli scherzi consumati con i compagni di una vita, le battaglie vinte sul campo da una squadra epica. Giorgio era attaccato alla Lazio, Giorgio era la Lazio. A un anno dal suo addio e a due anni dalla morte di Bob Lovati, il laziale vero si sente un po' più solo. È grazie a chi ha scritto la storia di questo club che oggi tanti cuori laziali battono forti per questi colori. Raccontare l'epopea laziale è un po' come passare attraverso la vita dei suoi idoli. La squadra col simbolo dell'Impero romano, la squadra dei colori de cielo: Bob l'ha difesa, coccolata, presa per mano per anni, Long John ne ha cambiato il destino. Giorgio Chinaglia è stato uno degli attaccanti più importanti del nostro calcio, uno dei più forti della nostra storia. In biancoceleste segnò 98 gol in 209 presenze. Era il prediletto di Maestrelli, il suo pupillo, era il condottiero di una squadra bella quanto sfortunata, la prima a cucire il tricolore sulle maglie biancocelesti. Bob Lovati: 135 presenze a difesa della porta laziale, sollevò il primo trofeo, la prima Coppa Italia di questo club nel '58, per poi viverne le vicissitudini visceralmente dal di dentro sino quasi alla morte. Colonne portanti, pietre miliari. Bob e Long John legati per sempre da una commemorazione vicina, voluta dal destino e da un amore immenso: quello del loro popolo, della loro squadra, della loro vita: la Lazio.
Cuore e animo di campioni di altri tempi. Amori e passioni di un calcio lontano che non c'è più. Bob il saggio, Giorgione l'istrionico. Oggi più che mai nel firmamento biancoceleste. Oggi più che mai icone laziali. È storia, è sentimento, è Lazio. Onore a voi, alla vostra memoria e alla vostra lazialità.




