Panchine traballanti e summit decisivi. C'è chi va avanti e chi saluta
Raimondo De Magistris
Che sarebbe stato un lunedì caldo sul fronte allenatori era noto a tutti. La sosta per le nazionali è da sempre momento propizio per il cambio di tecnico viste le due settimane di lavoro che si possono concedere al nuovo arrivato prima del primo impegno ufficiale. Un tempo ragionevolmente lungo in un calcio in cui si gioca ogni tre giorni che spinge le società a fare dei bilanci spesso dolorosi.
L'ultima, ad esempio, era la domenica decisiva per ben cinque allenatori: Giuseppe Sannino, Massimiliano Allegri, Delio Rossi, Diego Lopez e Vladimir Petkovic, con gli ultimi due che sarebbero stati messi in discussione solo in caso di pesanti flop. Per loro fortuna ciò non è avvenuto. Anzi. Il Cagliari ha ritrovato il successo dopo tre sconfitte consecutive grazie a due calci piazzati di capitan Conti e la Lazio ha trovato un punto sul difficile campo del Parma.
Per gli altri tre tecnici in discussione, invece, l'esame domenicale era decisamente più probante. Chievo-Milan sembrava dovesse essere una partita da dentro o fuori, ma alla fine col suo 0-0 è riuscita a salvare entrambi gli allenatori. Una gara scialba da cui, però, a uscirne leggermente più forte è solo Giuseppe Sannino, nonostante l'ultimo posto e i quattro punti di distanza dalla zona salvezza. In casa Milan, invece, è servito un summit per decretare che tra due settimane contro il Genoa in panchina ci sarà ancora il toscano Max. Come ogni lunedì Silvio Berlusconi e sua figlia Barbara si sono riuniti a pranzo, ma questa volta il piatto caldo era il futuro di Allegri, confermato poco dopo le 17 più per mancanza di alternative gradite che per fiducia nei confronti dell'attuale allenatore.
Ben altro esito, invece, ha avuto l'esito del summit andato in scena a Corte Lambruschini tra i massimi dirigenti della Sampdoria. Prima della sfida contro la Fiorentina era stato dato un preciso aut-aut e a Delio Rossi a nulla sono servite le rassicurazioni pre-gara di Carlo Osti. Dopo Ljajic è stato un altro attaccante della Fiorentina, suo omonimo, a mettere fine alla sua avventura in panchina.




