Quelli da Milan: quanti sono, dove sono? Borja Valero, un mostro. Hernanes non sente più la Lazio. Mistero buffo Lodi. Siligardi-Cuadrado-Balotelli: figli e figliastri. Quelle assurde critiche al Lanciano
Alfredo Pedullà
Il Milan brucia con Allegri, amen. E Allegri brucia con il Milan. Il vuoto pneumatico della gara contro la Fiorentina rappresenta il massimo sconforto possibile. Da allucinazioni. Non sono gli dodici punti in undici partite, dato pessimo, a fare la differenza. Ma lo zero virgola zero dal punto di vista tattico o tecnico, Neanche un tiro in porta o quasi, la paura che ti prende e che ti stritola. La squadra che sembra completamente isolata da Allegri. Balotelli è come se non ci fosse, si capisce dopo dieci minuti; Constant litiga con i tifosi tra un tempo e l'altro; Kakà si sbatte e lo farebbe per 150 minuti senza profitto, mica per colpa sua; Niang alza più fumo che neanche dopo un mega incendio. Preferisco fermarmi. Il problema - ripeto - non è rappresentato dai dodici punti in undici partite, quello lo è già. Ma un altro: la società dovrebbe spiegare come si possa costruire una squadra dimenticando due reparti, difesa e centrocampo. E soprattutto interrogarsi su chi, per doti tecniche e personalità, possa davvero indossare quella maglia. Chi è da Milan oggi: quanti sono, dove sono? Alla lunga è possibile che paghi Allegri, ma ormai la stalla è vuota. Senza i buoi. Intanto si va in ritiro, a cosa servirà non si capisce. Intanto, i tre anticipi hanno detto cose importanti: il gesto tecnico di Quagliarella che ha ispirato Pogba a Parma è oro colato per la Juve; la Fiorentina ha tante gemme sparse qua e là più un mostro di bravura in mezzo: Borja Valero. Fu giusto sbilanciarsi quando arrivò in Italia: potrebbe giocare senza problema nel Real e nel Barcellona, prenderlo a sette milioni è stato uno dei colpi più importanti, tra i primi cinque, degli ultimi dieci anni di calcio-mercato.
Tre storie da raccontare: da Hernanes a Lodi, passando per Gilardino. Capitolo Hernanes: è stanco della Lazio, non avrà la forza di dirlo a voce alta, anche per rispetto nei riguardi del club e di un contratto in scadenza nel 2015. Talmente stanco da non aver minimamente intenzione di rinnovare, per questo prende tempo fino ai Mondiali. Giusto che Lotito dica di non volersene privare, ma se questo è l'andazzo aspettiamoci sviluppi anche a gennaio. Hernanes piace in Premier (Arsenal), in Italia ci sarebbe il Millan da sempre, ma alle condizioni eventuali di Lotito (solo cash) non si può. Lodi è ai margini del Genoa per questioni tattiche, magari non solo, dall'avvento di Gasperini. Circa tre mesi fa Preziosi sbandierava l'acquisto come il colpo della vita ("lo inseguivo da anni"), adesso decide Gasp e tutti zitti. Mistero buffo. A queste condizioni, se gli scenari non cambiassero, possibile che Ciccio saluti tra poche settimane: al Milan piace, ma con Honda, Montolivo e Kakà gli spazi sarebbero ristretti a maggior ragione se cambiasse il sistema di gioco; occhio alla Fiorentina che cerca un vice Pizarro. Capitolo Gila: da Toronto spingono, hanno proposte importanti sia per lui che per il club, ma se ne potrebbe riparlare più avanti. Anche perché il Genoa, una volta per tutte, dovrebbe pensare (e non semplicemente immaginare) che non si può smontare l'organico più volte in una stagione.
Quella di Luca Siligardi è una classica storia tutta italiana. Fermato per una frase blasfema durante Bologna-Livorno: aveva sbagliato un gol, la telecamera lo ha inchiodato, avrà bestemmiato e non avrebbe dovuto farlo. C'è un regolamento, non lo ha rispettato, ha pagato. Davide Nicola non l'ha avuto contro il Torino, lo ritroverà oggi contro l'Atalanta. Ma il sospetto, molto più di un sospetto, è che anche in questi casi si facciano figli e figliastri. Una classica storia tutta italiana, appunto. Perché ci sono illustri casi passati come esempio. Sabato guardavo Bergodi: al 3-3 ottenuto dal Brescia in rimonta a Pescara ha smoccolato qualcosa di irripetibile. Quel labiale come lo interpretiamo? Alla stessa stregua di Siligardi, oppure lo mandiamo in cavalleria? E se succede a una big come ci comportiamo? Figli e figliastri, esattamente come accade nelle interpretazioni che gli allenatori danno alle direzioni arbitrali. C'è chi accusa, chi si morde la lingua e mormora qualcosa, chi resta in silenzio nel rispetto delle consegne e degli accordi. Ma se restare in silenzio significa fare la fine del fesso, vedrete che anche chi si morde la lingua molto presto si adeguerà. Figli e figliastri, la storia di sempre, tipicamente un marchio di fabbrica del made in Italy. Un esempio anche poche ore fa: Balotelli si tuffa in area cercando goffamente un rigore e non lo ammoniscono; Cuadrado subisce un fallo da rigore e prende il giallo per simulazione saltando San Siro. Ha ragione Galliani quando dice che bisognerebbe riformare, ma in attesa della svolta sarebbe molto più importante non fare distinzioni. Figli e figliastri, già.
La serie B resta un campionato avvincente, equilibrato. Poche squadre giocano mediamente sopra il sei e mezzo, ma il pathos che regala la classifica è qualcosa di irripetibile. Il Lanciano ha fatto cose sensazionali, ha perso la prima partita venerdì a Modena dopo aver regalato calcio vero, coraggioso, offensivo e organizzo. Per questo trovo ingeneroso quanto abbia scritto "La Gazzetta dello Sport" nel resoconto di ieri. Testuale: "Baroni invece si deve preoccupare di una cosa: la sua squadra, splendida rivelazione, ha avuto un atteggiamento sbagliato, come se adesso si senta grande". Sono sincero: mi ha più colpito il "come se adesso si senta grande", semplicemente perché sono convinto che Baroni saprà prendere le cose buone pur da una sconfitta che interrompe la striscia positiva in corso dall'inizio della stagione. La domanda è: ma cosa volevano dal Lanciano, solo vittorie fino a giugno? Un po' di rispetto, ogni tanto, farebbe bene alla salute.
Ps: grazie di cuore alle centinaia di persone, davvero un numero incredibile, che mi hanno scritto dopo la chiusura di Sportitalia. Si ripartirà presto con un nuovo progetto e con un gruppo editoriale forte. Ma non è questo il punto. Piuttosto, dispiace aver letto una serie di inesattezze, mi viene da sorridere quando penso che la prima cosa che ti insegnano è "verificare". Poi la verifica la fanno al contrario e magari prevalgono altri sentimenti, mi fermo qui. Dispiace soprattutto per i tanti ragazzi che non potranno ripartire subito, per gli amici sinceri che ho conosciuto, per la gente che si troverà con un gigantesco punto di domanda da dover gestire. L'ultima sera milanese è stata fatta di silenzi che valevano più di un comizio. I sentimenti restano, magari rinfrescati o stritolati da dolcissimi ricordi.




