Roma, cosa resta? Un ko che mette tutti in discussione
Raimondo De Magistris
Una di quelle sconfitte impossibili da digerire. Un ko arrivato al termine di una partita che la Roma non ha mai rischiato di vincere. La stagione per la squadra giallorossa s'è conclusa nel peggiore dei modi. Perdere un derby fa sempre male, ma perderlo in un'occasione del genere sicuramente di più. Ora è tempo di riflessioni e nessuno può sentirsi tranquillo. Un sesto e un settimo posto dopo campagne acquisti in cui la Roma ha speso come pochi altri sul mercato certificano che più di qualcosa non ha funzionato.
FRANCO BALDINI E WALTER SABATINI - Il progetto Roma è nelle loro mani. Con Pallotta poco presente in Italia sono loro a gestire la quotidianità a Trigoria e, soprattutto, le scelte sul mercato. Nota dolente gli allenatori, ancor più dei calciatori portati nella Capitale. Prima Luis Enrique, poi Zdenek Zeman, senza dimenticare Aurelio Andreazzoli che - per stessa ammissione del dg - è stato più un 'supplente' che una guida tecnica. L'abbaglio catalano ha avuto del clamoroso, così come la scelta di puntare sul boemo, una decisione che è parsa di comodo per sedare la piazza dopo la prima stagione fallimentare. Il boomerang Zeman ben presto è tornato indietro e ha presentato un conto salatissimo anche sul fronte campagna acquisti. Tanti i giovani che fin da subito si sono rivelati inadatti per una piazza così importante, poi il problema portiere mai risolto e - soprattutto - una scelta degli attaccanti quantomeno discutibile con Mattia Destro (il calciatore più pagato) arrivato dopo una trattativa lunghissima e diventato ben presto, come prevedibile, il doppione di Osvaldo.
I SENATORI - E qui il discorso si fa più delicato perché a essere messi in discussioni sono anche quei calciatori che per anni sono stati ritenuti intoccabili dalla tifoseria. Partiamo da Daniele De Rossi, il vice-capitano e il tesserato con l'ingaggio più alto in rosa. La gara di ieri il simbolo di una stagione fallimentare. Mai presente nella manovra offensiva, mai capace di limitare la costruzione del gioco della Lazio. Bisogna tornare indietro di dieci anni per trovare una stagione con un numero di presenze minore rispetto a quella appena andata in archivio (2002/03) e zero gol all'attivo (2001/02).
Nel mirino anche Francesco Totti, l'unico che ieri è stato capace di mettere in difficoltà Federico Marchetti. A differenza di De Rossi la sua stagione può contare su numeri decisamente più confortanti. In un progetto che punta in alto, però, il capitano non può ancora essere considerato un punto fermo dell'undici titolare.
COSA RESTA? Ripartire, a questo punto, è al contempo difficile e doveroso. Trovare dei punti fermi dopo le ultime due stagioni non è semplice. Eppure anche tra tante difficoltà questo campionato indicazioni positive le ha date. Sicuramente Erik Lamela, il vero trascinatore della Roma per larghi tratti della stagione. I 15 gol segnati dall'argentino certificano la qualità delle sue doti offensive, la data di nascita - 4 marzo 1992 - le sue enormi potenzialità. Ci sono, inoltre, Marquinhos e Castan, entrambi autori di una buona stagione. Infine Mattia Destro, calciatore che quest'anno ha sofferto la concorrenza di Osvaldo, ma che ha qualità e numeri - se lasciato giocare con continuità - per segnare in ogni campionato almeno 15 gol. Sono loro le migliori intuizioni di un Walter Sabatini a cui vanno riconosciuti diversi meriti anche dopo una serata così difficile.
Ora, però, è giunto il tempo di diminuire drasticamente gli errori che negli ultimi anni sono stati molti di più delle scelte indovinate. Guai a sbagliare, già a partire dalla scelte del prossimo allenatore. Tutto dovrà essere ponderato in modo scrupoloso per affiancare i risultati a un progetto che in questo modo rischia di saltare. Bisogna voltare pagina. Anche a costo di scelte impopolari.




