San Marino, Pretelli: "De Biagi paghi o ripartiamo le quote"
Stefano Sica
"Rispondo in seguito ad una serie di considerazioni sconclusionate da parte di chi, sotto questo aspetto, non è mai stato una cima pur dovendo avere più esperienza di me nel porsi con gli organi di informazione. Parlo del dimissionario amministratore delegato Germano De Biagi". E' rottura oramai tra il presidente del San Marino, Danilo Pretelli, e l'ad De Biagi, protagonista di un incontro con i giornalisti in cui si criticava la gestione del ds Giannitti e del tecnico Acori. Parole che hanno mandato su tutte le furie il presidente del club del Titano, che ha risposto nel corso di una lunga conferenza stampa: "In questi due anni ho puntato ai risultati per il bene della squadra. Penso di essermi guadagnato la credibilità dell'ambiente nostro e di quello del mondo del calcio. Ma devo tutelare la professionalità delle persone che hanno lavorato con me, fortemente minata. Tutto questo avrà risvolti legali. Queste persone, che ho avuto l'onore di portare qui, non possono essere insultate e denigrate dopo aver fatto un eccellente lavoro ed aver reso grande il San Marino. Da parte mia massima solidarietà e collaborazione per la tutela della loro immagine. Io mi scuso con loro a nome della società, visto che certe dichiarazioni sono state fatte da chi è ancora socio del San Marino. I risultati di Giannitti ed Acori sono lì, io non devo dir nulla. Anzi, sono stato io il primo a criticarli quando dovevo perchè sono una persona ambiziosa e non me ne vergogno. Giannitti ha fatto un bel lavoro entrando in corsa l'anno scorso e creando un buon gruppo che ha entusiasmato. Il suo ingresso, anzi, ha fatto sì che si abbattessero costi gestionali. Prima il San Marino era un monopolio di De Biagi nonostante fosse considerata la società meno importante del suo patrimonio. Mi auguro che le altre non le abbia gestite come col San Marino, diversamente non capirei l'immenso patrimonio accumulato in questi anni. Questo progetto ha portato a risultati mai avuti. In precedenza c'erano state comparsate con scivoloni e ripescaggi. Mai c'è stato un merito sul campo o un progetto sportivo ambizioso, nonostante gli investimenti pazzeschi fatti. Ma davvero qualcuno può credere a quanto detto da De Biagi? Ha toccato una serie di argomenti che mi ha fatto pensare: o mente o ha problemi a focalizzare le cose e vive una realtà parallela. Il San Marino ha abbattuto completamente i costi delle gestioni precedenti già a partire dall'anno scorso, i bilanci sono pubblici. Casomai le altre componenti societarie sono inadempienti, a partire da quella di De Biagi che, al momento del mio ingresso, ha preso degli impegni poi non rispettati. Ci sono contratti imbarazzanti che compaiono nel 2007 e nel 2013, con evidenti macchinazioni all'interno dei bilanci. Tutto è in mano ai legali che stanno verificando a tutela di chi ha investito nel club. Al momento della ricapitalizzazione, il Cda è andato deserto. I soci li ho convocati ma non sono venuti. Non abbiamo giovani? Basta ricordargli che, dalla stagione scorsa, Giannitti ha portato alcuni dei giovani più forti della categoria pagandoli zero e avendo per tutta la durata della stagione premi di valorizzazione da parte delle società che ce li davano. I nomi li conoscete: Ferrero, un '91, uno dei centrali più forti di questa categoria. Crivello: a fine stagione si chiuderà la compropietà con la Juve e diventerà nostro. Casolla, Farina, Villanova, Migani, lo stesso Cappellini. Il discorso è che per avere un giocatore proprio, bisogna fargli un contratto. Abbiamo fatto operazioni importanti con club di A e B. I soci che non possono fare la loro parte e lo affermano pure, se ne vadano davvero, non lo dicano solo a parole. De Biagi non si scrolla dalla propria posizione ed ha una esposizione debitoria nei confronti del club che sta mettendo in seria difficoltà la prosecuzione dell'attività societaria. Acori è arrivato in corsa e dicevano che facevamo le nozze coi fichi secchi. La squadra era veramente demolita psicologicamente e con parecchi infortunati. Ma poi si è fatto il campionato che si è fatto. Non si è stravolto l'organico a gennaio, abbiamo fatto un solo innesto. Sarebbe stato facile chiedere 4-5 giocatori per andare avanti. Non è stato fatto. Questo significa essere aziendalisti. Forse il suo è un altro tipo di aziendalismo a cui non mi piego certamente. Non si può mentire con quella naturalezza e quell'apparenza di perbenismo così, sono preoccupato. C'è un disegno sotto o è stata solo una botta di caldo? Prima il club aveva solo 20mila euro di valorizzazione per un giocatore della Lazio. Giannitti c'ha dato oltre 100mila euro di valorizzazione di giovani, e 300mila quest'anno.
Non ha bisogno di sponsor o di raccomandazioni, ha dimostrato quello di cui è capace sul campo. Lui si è solo opposto a quelle parti di società che ostacolavano la pulizia che si voleva fare. Giannitti sta con la squadra perchè è quello il ruolo del direttore sportivo, tutelando il gruppo e salvaguardandolo dagli attacchi. In questo è stato molto abile. Giannitti ed Acori sono a fine contratto, sono stati oggetti di dichiarazioni indelicati. Sono professionisti stimati da tutti e si è data loro una mezza pacca sulle spalle. Abbiamo un programma che ci consentirà di raddoppiare, ed oltre, certi numeri l'anno prossimo. Io ho il 40% di quote, De Biagi il 45%, in un modo che non si capisce se legittimo o no, e ci sono dei procedimenti che lo stabiliranno, il 15% è di Gabriele Lucchi, un delfino di De Biagi. Il progetto di Mancini non mi interessa perchè snaturerebbe quello che io sto portando avanti brillantemente in questi anni. Noi dobbiamo ancora ricevere le somme non versate da tutti i soci che fanno parte del club. I bilanci sarebbero meravigliosi. Io faccio cose non condivise? I bonifici partono con la firma mia e quella di De Biagi. Non esistono giocatori acquistati senza l'approvazione di tutti. Le fandonie dette hanno evidentemente la finalità di destabilizzare il progetto per portare avanti una certa trattativa che per me non è idonea. Ho convocato per venerdì un Cda che farà da apripista ad una riunione dei soci che ci sarà il lunedì. Se non si metterà mano al portafoglio, questa società non potrà proseguire. Ho proposto a De Biagi di rilevare le sue quote, ma queste quote non valgono i debiti che ha. Ci sono partite di debito che vanno ripianate. E che riguardano contratti gestiti in modo molto superficiale che hanno aggravato i costi. Poi ci sono i campi di Pietracuta che hanno appesantito la massa debitoria. Questi debiti bisogna estinguerli. Non abbiamo tempo, non possiamo più aspettare Babbo Natale. Io ho dato garanzie personali per il pagamento degli ultimi stipendi, sono andato io in banca a sistemare certe situazioni. Alla scadenza di queste garanzie sono fuggiti tutti. Ci siamo giocati dei rapporti con diversi istituti di credito. Alle banche non possiamo raccontare storie. La B non è un salto nel vuoto, la possiamo gestire, non sarebbe una comparsata. Sarebbe anzi un'opportunità per noi e per la Federazione sammarinese che dichiara che si sono persi 15 anni di tempo e che ha un rapporto proficuo con me. Senza Giannitti non c'è un progetto di calcio per me. Non accetto che De Biagi colpisca lui e faccia finta di incensarmi. I soci che sono indietro e non hanno pagato, paghino. Così avremo un bilancio brillante. Diversamente, metteremo tutti mano al portafoglio ripartendo le quote. Ognuno faccia la propria parte, altrimenti chiederò la messa in liquidazione della società. Non posso essere trattato come sono stato trattato, e non posso veder denigrato il lavoro delle persone che hanno reso grande il mio progetto. Non posso vedere impegni che non si mantengono parlando di fantomatici soci che arrivano. Capicchioni deve fare una proposta per entrare in società. E deve essere realistica, non una chiacchiera che mai si trasforma in concretezza. Queste chiacchiere porteranno la società a stare sempre più in difficoltà ed in balia di scadenze imminenti. Bisogna operare tempestivamente, si deve programmare per tempo. Non si può demolire un progetto vincente come sta avvenendo. Sono stato ingenuo perchè in corsa mi sono imbattuto in una grossa massa di spese non previste e che non dovevano fare capo a noi. Non ho fatto certe verifiche che dovevo fare. Una new diligence bisogna fare sempre prima di entrare in una società".




