Sannino, bastava la fiducia
Gaetano Mocciaro
Non abbiamo la controprova, ma chiederselo è lecito: dove sarebbe il Palermo se a Beppe Sannino non fosse stata tolta la possibilità, dopo il terzo turno di campionato, di proseguire il suo lavoro? Contro Roma e Sampdoria si è visto un Palermo come non lo si vedeva da tempo immemore, come minimo dall'era Delio Rossi: giocatori affamati che vanno in campo col coltello fra i denti e quelli di classe che la esibiscono in campo. Come Josip Ilicic, che dopo una stagione si limiti dello scandalo da due settimane è tornato quello che abbiamo ammirato nei primi mesi in Serie A, quando regalava prodezze in serie. O come Miccoli, nella sua stagione di gran lunga peggiore in Sicilia e tornato da un paio di settimane a essere il valore aggiunto. Una squadra che ha ritrovato la voglia d lottare, di tentare un'impresa che sembrava impossibile. Questo perché, nelle settimane precedenti e sotto altre guide, sono state sprecate tutte le chances che il calendario aveva offerto: un pareggio in casa col Pescara, senza quasi mai tirare e regalando di fatto agli abruzzesi l'unico punto nel girone di ritorno; un pari casalingo contro un Genoa non certo in salute e anche qui senza mai tirare in porta; un ko casalingo col Siena in un delicatissimo scontro diretto. Insomma, dove hanno fallito Malesani e Gasperini per due volte sta riuscendo Sannino, se non altro a dare una scossa alla squadra.
Il mistero è averlo esonerato dopo 3 giornate, dove sono state affrontate squadre come Napoli e Lazio che, oltre ad essere ben più attrezzate, avevano cambiato pochissimo in rosa e si trovavano già ben rodate. A differenza di un Palermo palesemente indebolito e da amalgamare. Il terzo incontro, col Cagliari, finì col pari raggiunto in extremis da Sau. Bastava un po' di pazienza in più nei confronti del tecnico: a Siena gliela diedero incondizionatamente e salvò una squadra tra le maggiori indiziate a scendere e a Varese ha fatto miracoli.




