Scuse arbitrali, due pesi e due misure. Conte, Chiellini non è scorretto ma non faccia prediche. Juve, non è la solita Roma
Mauro Suma
A Parma ci sono stati tre gravi errori a danno del Milan: fallo di mano in area di Lucarelli nel primo tempo, fallo di Felipe su Matri in area e punizione di Parolo decisiva battuta 8 metri più avanti. Soprattutto di quest'ultimo episodio si era discusso il lunedì successivo. Ma il designatore Braschi era stato netto: "Non dobbiamo scusarci con nessuno". In Fiorentina-Napoli, sappiamo tutti quello che è successo a Cuadrado: dopo la prima ammonizione per simulazione, ne è arrivata una seconda sempre per simulazione, quando in realtà c'era rigore per i viola. In questo caso, l'atteggiamento del designatore Braschi è radicalmente cambiato: "Abbiamo sbagliato, scusateci", è anche il titolo fra virgolette di una importante rubrica di Repubblica. Primo caso, niente scuse. Secondo caso, scusateci. Evidente disparità di trattamento. Ai tifosi del Milan che, magari, forse, non è detto, stanno per indignarsi, però mi permetto di aggiungere due note a margine. Nonostante la sconfitta con il Napoli nella quale ha comunque avuto a disposizione un calcio di rigore per pareggiare, la Fiorentina sale a San Siro vestendo i panni della squadra danneggiata più volte (rosso in campo a Cuadrado e ieri doppio ricorso respinto contro la squalifica), il Milan che oltre a Parma anche contro la Lazio ha assistito ad un colpo da espulsione di Cana al collo di Balotelli e ad un fallo da rigore di Cavanda su Balotelli in area di rigore dopo cinque minuti di gioco, arriva alla sfida di stasera nei panni della squadra in crisi. Con il beneplacito di critica e tifosi. Insomma, giusto pungolare, sul fronte interno, società, allenatore e giocatori a fare meglio. Giusto, sacrosanto. Ma sul fronte esterno, ci sono altre tifoserie che si danno da fare e aiutano la propria società a sostenere un certo tipo di ruolo sul palcoscenico. D'estate le magliette sui rigori, ieri gli striscioni contro Nicchi e Braschi. E con tutto questo, incassano scuse e giustificazioni. Il Milan no, tra Parma e Lazio cinque torti cinque ma zitto. Sei in crisi e niente scuse. E' l'arancia meccanica della dialettica e degli episodi. Con i giocatori del Milan soli, stasera, in campo, a cercare di essere non più forti dell'ingiustizia, ma della giustizia imperante. E al netto di tutto, non sarà semplice.
Mi piace il modo in cui Antonio Conte si butta nel fuoco per difendere un proprio giocatore. E, dannazione, Chiellini, buon sangue non mente, mi è anche simpatico. Ma la questione è un'altra. Il tecnico della Juventus che invita tutti, e certo in questa sede non faccio il primino della classe che chiede di fare i nomi, a sciacquarsi la bocca prima di definire Chiellini scorretto, deve prendere atto di una situazione di fatto. Giorgio Chiellini è duro ed esuberante e in uno sport che si chiama calcio, questo ci sta. Anche perché queste sue caratteristiche portano cose buone e meno buone. Tanti recuperi di palla e qualche intervento fuori misura e rischioso, ancorché punito ingiustamente, come a Madrid. Ci sta tutto. Ma il lato criticabile del buon Chiellini è che fa fatica a far coesistere la sua durezza con le prediche che di tanto in tanto lui e il suo entourage distribuiscono a destra e a manca. Come dopo una partita di Coppa Italia a San Siro e come dopo la recente partita di Campionato fra Juventus e Milan (Mexes) a Torino. I colpi si prendono e si danno, è la logica che un difensore che fa il gioco di Chiellini deve sostenere fino in fondo. Quando si danno si danno e quando si prendono si prendono. Senza fare grandi prediche e senza chiamare la maestra (la telecamera) per criticare falli o atteggiamenti degli avversari. Le partite sono dure, ma quando finiscono finiscono.
Da Roma iniziano ad arrivare messaggi importanti. La squadra di Garcia non vince soltanto le gare in cui è in stato di grazia, è anche capace di vincere 1-0 contro un avversario chiuso e compatto. Gara ruvida e rognosa Roma-Chievo, e saper vincere 1-0 questo tipo di partite è il segnale. Chi pensa che la Roma si faccia schiacciare dalla propria euforia, penso non venga premiato. Quella di quest'anno è una Roma seria, tosta, presente. Questa volta arrivano in fondo: lo sostiene chi, anche fuori Roma, conosce bene la squadra, la piazza e continua a volerle bene. Senza Totti e Gervinho, sono arrivati 6 punti. So e immagino che a Torino sponda bianconera, siano convinti di vincere la solita partita con la solita Roma quando se la ritroveranno di fronte allo Stadium. L'autostima che deriva dalle vittorie e dagli scontri diretti è importante, ma la Roma di quest'anno ha già smentito molti luoghi comuni. Da chi pensava che Garcia non potesse gestire lo spogliatoio a chi vedeva la Roma ancora sotto il treno della Coppa Italia, da chi dopo le prime partite pensava che il primo posto fosse figlio solo di un calendario facile a chi non si fidava di Gervinho e Maicon: tutti smentiti. Juve, attenta.




