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Storia di un'Inter troppo simile alla Juventus

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Andrea Losapio
martedì 16 aprile 2013, 07:452013
autore Andrea Losapio
16.04.2013 07:452013
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Non ci resta che piangere. Il film del 1984 ben si adatta all'attuale situazione dell'Inter, squadra troppo sfortunata per essere vera, una sorta di Titanic che rischia di affondare nelle avversità di un campionato che in un mese, dal match con il Bologna, ha regalato quattro sconfitte in cinque partite, con ben nove gol subiti. La defezione di Trieste racconta più di quanto si voglia leggere, al di là del rigore inesistente fischiato per simulazione di Pinilla - ce n'era un altro su Ibarbo due minuti prima - è proprio il modo di perdere che desta impressione, il perdere il timone dopo un gol subito, il recriminare sull'arbitro sempre e comunque. Vero è che Daniele Dessena sarebbe stato da espulsione per il fallo al limite dell'area su Rocchi, ma l'equivoco di un'Inter distante dall'Europa che conta non è nella prestazione indegna dell'arbitro, quando il dovere schierare l'ex Lazio in avanti.
Un discorso che assomiglia tanto a quello di due anni fa, quando la Juventus aveva in panchina Delneri e a gennaio dovette ricorrere al mercato di riparazione per provare a sostituire un Quagliarella infortunato. La Juventus, in corsa per la Champions League fino ad allora, ricorse alle prestazioni di Andrea Paolucci, attaccante onesto ma che non può certamente dare qualcosa a una squadra che punta a vincere (o quantomeno a provarci). Gli arbitri, allora come oggi con l'Inter, non erano certo benevoli.

E, dopotutto, la sensazione è che la squadra non dovesse essere rivoltata come un calzino, non serviva una rifondazione, quanto più interventi mirati per migliorarsi e migliorare.
In quella estate arrivarono i Lichtsteiner e i Pirlo, i Vucinic e i Vidal. Ma anche gli Ziegler e gli Elia, buchi nell'acqua abbastanza conclamati. Quindi, anche all'Inter, servirebbe un'inversione di rotta, un nuovo modo di pensare che sembra che Stramaccioni non sia in grado di dare. Pure Moratti lo ha capito, il tecnico è sulla graticola, ma l'idea è che non ci debba essere solo lui: Marco Branca ha sbagliato gli ultimi tre anni di mercato, dal Triplete in poi, e non serve essere Zamparini per capire che sarebbe tempo di un'aria nuova. Perché, come Benigni e Troisi, a un certo punto si deve ridere per non piangere.