Tra affari e bidoni, 20 anni di trasferimenti da Barcellona all'Italia
Gaetano Mocciaro
Le ultime di mercato vedono l'assalto dell'Inter ad Alexis Sanchez e non solo: sul taccuino dei nerazzurri anche Alexandre Song, centrocampista camerunense che come Sanchez gioca nel Barcellona e sempre come il cileno non trova spazio. Un deja vù quello di vedere giocatori dal club catalano verso l'Italia. Affari una volta conclusi che non sono andati proprio benissimo: Hristo Stoichkov è l'esempio più emblematico, col bulgaro pallone d'oro nel 1994 ma che una volta passato al Parma si rivela un bidone clamoroso. Disastroso anche Guillermo Amor, arrivato alla Fiorentina praticamente a svernare. Impalpabile e lento, il centrocampista resiste due stagioni da riserva. Altro fallimento quello di Ivan De la Pena, volto nuovo del Barcellona di metà anni '90 che alla Lazio ha dimostrato di avere un'autonomia di 20'.
Improponibile pure Rivaldo, arrivato al Milan nel 2002 dopo aver fatto un ottimo mondiale, tra l'altro vinto: lentezza insopportabile e gol col contagocce. Qualche buon affare c'è stato: indimenticabile il passaggio di Ronaldo dal Barça proprio all'inter nel 1997 col brasiliano confermatosi fenomeno sin dalla prima stagione in Italia. Altrettanto strepitosa l'esperienza di Samuel Eto'o, arrivato a Milano come contropartita nell'affare Ibrahimovic, si è rivelato decisivo nel Triplete dell'Inter nel 2010. Bene Guardiola a Brescia, anche se a Roma ha conosciuto invece tanta panchina. A fasi alterne Ronaldinho: poco spazio con Ancelotti, ottimo con Leonardo in panchina, tagliato da Allegri. Bene Giuly nell'unico anno alla Roma, sebbene il francese abbia poi premuto di andar via a fine stagione per il poco spazio (a sua detta) concessogli.




