Violenze e meraviglie. Due facce del derby e due protagonisti attesi
Marco Conterio
Sei accoltellati. Negozi chiusi. Fumogeni. Petardi. Disordini. Veniva voglia di spegnere tutto e di uscire a prendere una birra, oppure di guardare il derby di Manchester, ieri sera. L'altra faccia di Roma, quella dell'inferno fuori dallo Stadio Olimpico, si ripropone ancora in un pessimo lato. Che non è specchio della città ma di una frangia che da anni è sempre più difficile da fermare, da arginare. Veniva voglia di spegner tutto, in un week-end dove le polemiche, i tumulti e gli scontri hanno caratterizzato pagine e locandine.
Poi la passionaccia, quel contrasto infinito tra male e bene che prende il cuore, lo stritola, lo avvolge col cuoio e lo getta al centro di un campo. Spegnerla, la passionaccia, è pure un peccato, così come farsela rovinare da figuri che col pallone hanno ben poco a che fare.
Sicché è giusto metter su i riflettori sull'Olimpico, sul campo. Dove i protagonisti del pari che a nulla serve, tra Roma e Lazio, sono due. Hernanes e Totti. Il Profeta sigla un gol che è un capolavoro, sbaglia un rigore che è una disdetta, provoca quello del pari giallorosso che è un peccato Capitale. Croce e delizia il brasiliano, uomo dei record infinito il Pupone. Segna, dagli undici metri, corre come un pupetto, vola sotto la Sud ed esulta per quello che è "il record più bello", ovvero le 9 reti nei derby come Delvecchio ed a -2 da Da Costa.
Anzi. "Godo come un maiale". Massì. Licenze poetiche, e prosaiche soprattutto, escluse, è questa la passione doc che sgorga nei cuori del Capitano, la gioia delle capriole di Hernanes, la faccia della medaglia che non strapperà mai il cuore da quel cuoio e dai campi da calcio. Nonostante tutto.




