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Belfodil-Cassano, ma perché?

Belfodil-Cassano, ma perché?TUTTO mercato WEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
giovedì 27 marzo 2014, 13:332014
di Andrea Losapio

Nella serata dell'Atleti Azzurri d'Italia, con un'Atalanta che sogna l'Europa League - distante quattro punti, in attesa dell'Inter stasera - e un Livorno che piomba nello sconforto, il momento più discordante dell'intera partita arriva con il cambio fra Emeghara e Belfodil, a metà del secondo tempo. L'ex Siena è un attaccante veloce, rapido, che tecnicamente è però più vicino alla Lega Pro. Quando è in giornata fa impazzire le difese, sfruttando il fatto che, solitamente, gli stopper avversari impiegano molto più tempo ad azionare le proprie lunghe leve. Altrimenti è come giocare uno in meno.
Diametralmente opposto è il rendimento di Ishak Belfodil. Statuario, ai limiti del lentissimo, il centravanti franco algerino è l'ombra di se stesso, di quell'attaccante che ricordava per movimenti il primo Ibrahimovic.

Proprio le movenze hanno portato l'Inter a investire dieci milioni di euro per la comproprietà, più Antonio Cassano, visto come penale da pagare e non come contropartita. Di fatto lo stipendio risparmiato sul talento di Bari Vecchia andava a coprire in parte l'esborso fatto per Belfodil. Vista da lontano un'operazione che poteva anche avere un senso, se non fosse che Mazzarri non l'ha mai davvero visto come un possibile titolare, che il ramadan lo ha di fatto debilitato nel momento più importante della preparazione estiva, che era in condizioni fisiche ai limiti dell'impresentabile quando arrivato in Toscana. La sua situazione non è cambiata più di tanto, e la panchina di ieri - pur avendo un Emeghara in giornata decisamente no - è l'ennesima riprova. L'unico che canta e porta la croce è Paulinho, altrimenti il Livorno potrebbe già considerarsi retrocesso. La domanda però è un'altra: perché portare Belfodil a Milano per concedere Cassano al Parma? Se non fosse irrispettoso verso ciò che hanno vinto Seedorf e Pirlo, potrebbe essere davvero paragonabile ai primi scambi degli anni duemila fra le meneghine.