Da Capello a Seedorf: cronologia degli esordienti dal 1987 a oggi
Gaetano Mocciaro
Negli anni '80 soluzione d'emergenza a campionato in corso, nei '90 idem con un timido lancio sin dall'inizio stagione, nel terzo millennio soluzione che prende sempre più piede, anche perché con la decadenza economica della Serie A è quella che permette ai presidenti di risparmiare di più. Parliamo degli esordienti assoluti nella categoria allenatori. Clarence Seedorf è l'ultimo della lista anche se, certamente, il più clamoroso. Poiché se ognuno ha avuto, chi più chi meno, esperienza anche come assistente o come allenatore delle giovanili, nel caso dell'olandese si passa in tempo zero dal campo alla panchina, un po' come quella consuetudine (se pur in disuso) tipicamente inglese che vede molti giocatori prendere in corsa le redini della squadra anche in panchina.
Tornando alla Serie A scegliamo non a caso come data di partenza la stagione 1986/87, ossia la prima vera di Silvio Berlusconi. Il numero uno rossonero si presenta esonerando Nils Liedholm e mettendo in panchina Fabio Capello, reduce dall'esperienza con la Primavera che ha portato in bacheca anche una Coppa Italia. La mossa si rivela subito azzeccata, anche se il ko al Partenio contro l'Avellino all'esordio non lascia presagire niente di buono: nelle sei partite che ha a disposizione conduce la squadra allo spareggio Uefa che i rossoneri vinceranno contro la Sampdoria per 1-0. La sua avventura si chiude solo perché nel frattempo Berlusconi ha prenotato l'allora sconosciuto Arrigo Sacchi. Tornerà nel 1991 dopo una parentesi da dirigente Fininvest e alla prima stagione completa da tecnico riesce nell'impresa di vincere il campionato da imbattuto: è il Milan degli "Invincibili" che arriverà a 58 risultati utili consecutivi in campionato. Il resto è cosa nota: Capello in oltre vent'anni diventa uno dei migliori tecnici di sempre.
Nel 1988/89 il Torino spera di aver la stessa fortuna scegliendo un'ex bandiera, Claudio Sala, a guidare la squadra al posto dello storico Gigi Radice. Sarà un disastro: in 20 partite centra solo 4 vittorie, prima di passare il testimone nelle ultime cinque gare a Sergio Vatta: troppo tardi, il Toro retrocederà clamorosamente in Serie B per la seconda volta nella sua storia, 30 anni dopo quella che era conosciuta come Talmone Torino.
La carriera di Ciccio Graziani nasce nel breve interregno del 1990 sulla panchina della Fiorentina. Subentra a Bruno Giorgi e conduce nelle ultime quattro partite i viola alla salvezza. Ma soprattutto vince le semifinali di Coppa Uefa contro il Werder, cadendo all'atto finale contro la Juventus. Rimarrà questa la sua unica partita di Serie A. Poi sarà Reggina, Avellino, Catania, Montevarchi, infine lo vedremo protagonista al reality "Campioni, il sogno", guidando il Cervia a vincere il campionato di Eccellenza.
Nel 1990 il primo caso di panchina affidata dalla prima giornata a un esordiente assoluto: si tratta di Zibì Boniek, fresco di supercorso di Coverciano e ad appena 34 anni allenatore del Lecce. Alla fine sarà retrocessione in Serie B dopo un lungo duello col Cagliari. Da lì in avanti una serie di insuccessi: Bari, Sambenedettese, Polonia. E una breve parentesi fortunata ad Avellino, con la promozione in B.
Il 1993-94 è un torneo disastroso per l'Atalanta, ma è anche il primo che fa conoscere a tutti Cesare Prandelli come allenatore. Dopo i successi con la squadra Primavera, il tecnico di Orzinuovi arriva a campionato in corso subentrando a un giovane Francesco Guidolin. Non basterà ad evitare la retrocessione. Ma da lì ad oggi il Cesare nazionale (curiosamente all'epoca più noto come Claudio) ne farà di strada...
Al contrario sebbene l'esordio coincida con un prestigioso trofeo europeo lo stesso non si può dire di Giampiero Marini, che arriva a sostituire nel finale di stagione Osvaldo Bagnoli all'Inter e vince la Coppa Uefa. Il campionato è un disastro, ma poco conta visto il trofeo vinto. Non avrà più possibilità nel massimo campionato ma si toglie lo sfizio di vincere la C1 con la Cremonese.
Gli anni '90 sono anni prosperi: arrivano campioni del calibro di Weah, Ronaldo, Zidane, Batistuta e le società preferiscono puntare su tecnici affermati, tanto che per rivedere un esordiente dobbiamo aspettare il campionato 2000/01, con Roberto Mancini che viene richiamato in fretta e furia dalla "pensione" al Leicester e gli viene affidata la panchina della Fiorentina al posto di Fatih Terim: apriti cielo! Qualche allenatore non le manda a dire, sbotta sottolineando come il Mancio non abbia il patentino. Una deroga gli permette di guidare i viola e si toglie lo sfizio di vincere subito la coppa Italia alle spese del Parma, anche se a portare la squadra all'atto conclusivo fu Fatih Terim. La stagione successiva, guidando la squadra dall'inizio, verrà esonerato a campionato in corso, in una stagione particolare per il club coinvolto in una profonda crisi economica che sfocerà nel fallimento. Si rifarà, con gli interessi, gli anni a venire.
Meno fortunato Daniele Baldini nel 2003: bandiera dell'Empoli da giocatore, gli viene affidata la squadra dopo la brillante salvezza ottenuta con l'omonimo Silvio. Ma il secondo anno per una neopromossa è sempre il più difficile e Baldini pagherà le conseguenze. Si prenderà le sue soddisfazioni in seguito come vice di Luciano Spalletti, prima con la Roma e ancora adesso con lo Zenit.
A proposito di bandiere, invece si rivela salvatore della patria Maurizio D'Angelo che nel 2005 prende il Chievo a poche giornate dal termine in una situazione a dir poco complicata. Scelta coraggiosa per il presidente Campedelli, ma premiata con la salvezza. Peccato non abbia avuto altre chances in A.
Il vice di Francesco Guidolin all'Udinese, Diego Bortoluzzi, ha avuto la sua occasione al Treviso nel 2006: missione impossibile, con la squadra spacciata. E con quella squadra in quella situazione non ce l'avrebbe fatta nemmeno Mourinho.
Non va meglio a Fernando Orsi, chiamato nel 2007 a guidare il Livorno: prima esonerato, poi richiamato, non riesce a evitare la B ai labronici dopo che solo un anno prima assaggiavano il sapore dell'Europa.
Dopo il praticantato come assistente di Roberto Mancini, nel 2008 Sinisa Mihajlovic ha la grande chances di guidare una squadra. L'opportunità gliela dà il Bologna. Inizia bene: 2 vittorie e 7 pareggi nelle prime 9 partite, poi la squadra cala fino a inanellare 4 ko consecutivi. A sei giornate dal termine servirà l'intervento di Giuseppe Papadopulo per salvare i rossoblù. Mihajlovic si rifarà alla grandissima al Catania, prendendo una squadra con un piede in B e risollevandola tanto da farle battere il record di punti. Firenze e nazionale serba prima del suo ritorno in Italia, alla Sampdoria, dove sta rigenerando una squadra che sembrava già condannata.
Siamo a fine 2009 e la Juventus a due giornate dal termine dà il benservito a Claudio Ranieri. In panchina ci va Ciro Ferrara che fa sei punti su sei e viene confermato per l'anno nuovo: arrivano Diego e Felipe Melo e la squadra parte bene. Poi, con i primi freddi, l'incredibile crollo: eliminazione dalla Champions League, sconfitte a ripetizione in campionato e a fine gennaio l'esonero. Si ricostruirà una credibilità alla guida dell'Under 21 prima di prendere le redini della Sampdoria, venendo però esonerato.
Esonero che in molti avrebbero scommesso a campionato in corso per Leonardo, chiamato nel 2009 a guidare il Milan pur senza esperienza in panchina. Il brasiliano veniva dalla scrivania e i rossoneri, ceduto Kakà al Real Madrid, sembravano aver preso la parabola discendente. La partenza è difficile, si parla già a ottobre di esonero ma Galliani contro tutto e tutti lo conferma. La svolta tra il 18 e il 21 ottobre, quando i rossoneri battono in rimonta prima la Roma, poi espugnano il Bernabeu. Viene varato il 4-2-fantasia. La squadra va e riesce persino a centrare la qualificazione Champions. Tutti contenti? Quasi, visto che Silvio Berlusconi decide di non puntarci più dopo solo un anno. La vendetta del brasiliano è quella di passare all'Inter sostituendo Rafa Benitez. Il recente passato lo vede direttore sportivo al Paris Saint-Germain e mancato allenatore proprio dei parigini a causa di una lunga squalifica rimediata.
Arriviamo al 2012 con il sorprendente insediamento di Andrea Stramaccioni sulla panchina dell'Inter. La sua ventata di freschezza in quel momento sembra l'ideale per i nerazzurri e il suo lavoro in primavera si fa apprezzare. La ciliegina sulla torta, quella che gli vale la conferma, è la vittoria 4-2 nel derby. L'anno dopo Moratti punta forte su di lui, la squadra fa un buon cammino andando persino a interrompere l'imbattibilità della Juventus, per giunta allo Juventus Stadium, poi una serie fantozziana di infortuni rallenta la corsa fino a rendere il girone di ritorno man mano che passano le giornate un vero e proprio calvario. Finirà la stagione, ma gli ultimi mesi sono vissuti da dead man walking.
Il 2012 prta anche l'accoppiata Pulga-Lopez, che riesce a permettere al Cagliari di ottenere una comoda salvezza. L'uruguayano, al primo anno come vice, ora è il tecnico principale e nonostante i problemi riguardanti lo stadio è sempre riuscito a ottenere risultati di tutto rispetto, meritando ampiamente di stare in Serie A.
Diverso il discorso di Cristian Bucchi, il quale eredita un Pescara praticamente retrocesso. Un solo punto nella sua gestione in 11 partite.
Chiudiamo infine con Fabio Liverani, scelta interna di Enrico Preziosi per il suo Genoa. Dopo aver guidato gli Allievi quest'anno per l'ex regista di Palermo e Lazio la grande occasione: la squadra però non trova una sua identità, il calendario però non è dei più morbidi: Inter, Fiorentina, Sampdoria e Napoli nelle prime sei giornate: mica male. Nonostante tutto riesce a vincere alla grande il derby, ma non basta a salvare la panchina.
Domenica sera la lista si allargherà e chissà che quella di Seedorf non si riveli l'idea geniale che nella primavera del 1987 ebbe Silvio Berlusconi. In fondo, anche su Capello le perplessità non mancavano...




