Dal bluff di Petkovic al ritorno di Reja: il punto sul caos allenatore in casa Lazio
Simone Bernabei
Avanti con Petkovic. No, vogliamo Yakin. Ma ci piacciono pure Di Canio, Trapattoni, Di Matteo e Tami. Alla fine, l'ha spuntata Petkovic. Il caos mediatico scatenatosi attorno alla panchina della Lazio nell'ultimo mese è qualcosa che raramente abbiamo visto nel nostro campionato. Ma andiamo con ordine: lo scorso 29 novembre, ve lo avevamo raccontato, la Federazione Svizzera ha preso ufficialmente la decisione di nominare Petkovic nuovo commissario tecnico dopo il Mondiale brasiliano. Dagli ambienti biancocelesti arrivavano smentite, forse dettate dalla poca voglia di cambiare allenatore in corsa nonostante il nuovo impegno. Lo stesso Petkovic era sulla stessa lunghezza d'onda: "con la Svizzera non c'è niente, sono tutte chiacchiere" recitava il tecnico bosniaco nelle conferenze stampa di quei giorni.
Il campo però è stato il miglior giudice della situazione ed ha sentenziato quello che tutti i tifosi si immaginavano: andare avanti con Petkovic, stando così le cose, era praticamente impossibile. Prova ne sia la sconfitta per 4-1 contro il Verona, l'ultima di Petkovic sulla panchina della Lazio. Il 23 dicembre, poi, ecco l'ufficialità della Federazione elvetica che annunciava il nuovo incarico del tecnico biancoceleste e di fatto l'addio alla panchina laziale. Apriti cielo, che la ridda di nomi abbia inizio. E via con i candidati sopracitati. Alla fine, però, Lotito e Tare hanno optato per l'usato sicuro. Reja non vede l'ora di tornare in panchina, e presto i suoi desideri saranno soddisfatti.




