Ignorato dal Toro, liberato dal Monza. Evra alla Juve, dall'amico Chiellini
Marco Conterio
La storia di Patrice Evra è la favola di un anatroccolo divenuto poi cigno. Il Paris Saint-Germain lo scarta, giovanissimo, considerandolo appunto gracile ed esile. E' l'era dei fisicati e dei muscolosi, lo scricciolo di Dakar non trova spazio all'ombra della Tour Eiffel. E dire che aveva iniziato attaccante, lui che era abile a svicolare tra i marcantoni ma, una volta messosi sulla loro linea, non pareva alla loro altezza. Il Torino gli propose un provino per la Primavera, il Marsala buttò giù d'un sorso l'occasione e lo fece sbarcare in Sicilia. Il Monza, intanto, sogna in grande, beffa pure Roma e Lazio. La carriera pare destinata ad esplodere ma lì, in Brianza, va sulla scia dei pareri e delle bocciature parigine. Prova la rinascita a Nizza, è lì che si trasforma in terzino mancino ed è da lì che Didier Deschamps lo porta al Monaco.
L'anatroccolo diventa cigno. Perde una finale Champions, poi il Manchester United nel 2006 e da lì una carriera luminosissima, stellare. Ha esperienza, corsa, dribbling e carattere, quello che gli ha fatto screditare agli occhi del mondo Luis Suarez che per sette volte lo aveva chiamato negro, quello che poi gli ha permesso di ridicolizzarlo quanto l'uruguaiano non gli strinse la mano. Così il Pistolero è odiato ancor di più a Manchester, così Evra, per partigianeria e territorialità, è inviso come poc'altri a Liverpool. Ed ora ritrova Giorgio Chiellini, uno che con Suarez ha da poco avuto a che fare. E che, magari, in Champions, con il suo Barça, dovrà guardarsi bene dalla Juventus. Perché stavolta l'unione fa la forza.




