Il giusto monito di Marotta ed il presente di Conte: l'Italia tra sogni e realtà
Marco Conterio
"Bisogna riportare il calcio italiano ai livelli di Alessandro Del Piero e di Francesco Totti". Giuseppe Marotta, amministratore delegato della Juventus, ha pienamente ragione. E come potrebbe non averla: quello era un calcio che faceva sognare, sospirare, pure vincere che non è un dettaglio secondario. Altro che emiri e sceicchi, i Re eravamo noi. Ronaldo e i suoi fratelli d'oro venivano a brillare nel Belpaese, altro che la grigia Manchester, altro che la fredda Monaco, altro che una squadra scelta da un elicottero come il Chelsea. L'Italia era il Mondo, che gravitava anche attorno ai suoi Dieci, maiuscoli, per genio e per fantasia. Poi il black-out, e riaccendere la luce non è certo semplice come un monito.
Riportarlo a quei livelli. Con chi, però? Le stelle d'oggi sono giocatori di gran livello ma non certo internazionali. Il simbolo è Mario Balotelli, un gol col Liverpool, fuochi d'artificio più fuori che dentro al campo. Ci si aggrappa ad Andrea Pirlo, ultratrentenne che deve tornare in una Nazionale scevra di talenti di quello spessore, non certo di talento in assoluto. In mediana blinda tutto Daniele De Rossi, che giovane imberbe non è, in difesa pesa l'assenza di Andrea Barzagli e tra i pali, e pure nei campioni d'Italia, gioca sempre Gianluigi Buffon. Non è un paese per giovani, l'Italia, anche perché pare esserci un gap generazionale netto e riconosciuto. No, ad oggi Stephan El Shaarawy non vale Mario Gotze; Ciro Immobile non è Thomas Muller, Marco Verratti non è al pari di Toni Kroos e via discorrendo. La verità è che oggi, in Italia, non ci sono i Francesco Totti e gli Alessandro Del Piero, si preferisce pescare altrove perché è più facile, più economico e pure più conveniente per molti. Ma non per l'Italia, che di tanto talento non gode più.
Servirà aspettar tempo, lungo, per ricostruire, e solo sfruttare sfortune altrui permetterà ad Antonio Conte di aver successo con la sua Italia. Che, negli undici, è inferiore a molte, come da lui stesso ammesso. Per questo, pensando all'oggi, servirà più pensare al gruppo, alla solidità, alla stabilità, piuttosto che vestir di seta un gruppo coraggioso e che può menar forte di sciabola, più che di fioretto. Per affilare quello, servirà guardare lontano, ad un futuro che sembra ben oltre l'orizzonte, per l'Italia. In cerca dei nuovi Del Piero e Totti, un ciclo lontano. Anche se quello di Marotta è uno splendido monito.




