Juve e l'ariete che ci voleva. Livorno, era già tutto previsto
Gaetano Mocciaro
Quando tra due squadre c'è un abisso come Juventus e Livorno è difficile fare delle considerazioni, tanto è lo squilibrio. Tutto è andato come da pronostico, con i bianconeri a vincere facile e i labronici a difendersi. D'altronde se gli amaranto lasciano volutamente in panchina il giocatore più importante, Paulinho, oltre al giocatore più dotato in mezzo al campo, ossia Greco, si capisce che la bandiera bianca è già ammainata prima del fischio d'inizio. D'altronde non possiamo nemmeno biasimare Mimmo Di Carlo: troppo importante il prossimo turno contro il Chievo che coltivare speranze sul campo di chi aveva vinto 15 partite su 15 in campionato. Catenaccio, ripartenze e una buona dose di fortuna erano le uniche carte da giocare. Tutto bene per mezz'ora, prima dell'ingresso in scena di Fernando Llorente.
Il centravanti basco, se mai ce ne fosse stato bisogno, è l'ennesima conferma di come servisse un giocatore con le sue caratteristiche. In passato troppi i punti buttati al vento contro avversari alla portata, proprio a Torino, per il loro atteggiamento difensivo. E se non hai un ariete che ti scardini la difesa avversaria, se non hai qualcuno abile nel gioco aereo, bravissimo nelle sponde e spalle alla porta i punti in certe partite li lasci a casa. Fino all'anno scorso una partita così la pareggiavi.
Andando a ritroso nella stagione vediamo come il giocatore sia stato decisivo anche all'andata, rompendo l'equilibrio dopo 63'. Prima ancora è stato lui a decidere la sfida contro il Verona e successivamente con l'Udinese. Firma sua quella del pari contro la Lazio, sempre lui a sbloccarla col Milan. 13 centri, spesso decisivi, che tengono viva la speranza di arrivare a 100 punti.




