Kakuta, un dribbling alla sfortuna. Mai titolare quest'anno
Andrea Losapio
Sinistro da artista, progressione da atleta e dribbling mortifero. Detta così, abbinandoci la casacca della Lazio, potrebbe sembrare la descrizione perfetta per Keita Baldè, diciottenne che sta facendo le fortune della squadra di Edy Reja. Peccato che l'oggetto d'attenzione non abbia ancora debuttato con i biancocelesti, perché appena arrivato nella Capitale, dopo le visite mediche di ieri. Gael Kakuta possedeva tutti i crismi per essere un predestinato. Trafila nelle nazionali giovanili francesi, come tanti coetanei che ora stanno facendo il mondo (come Pogba, di un solo anno più giovane), un futuro luminoso davanti e una società che crede in lui. E non è proprio l'ultima del globo, perché è il Chelsea che gli propone un contratto che lui accetta, rubandolo di fatto al Lens. Con la FIFA che interviene e che sanziona sia la società londinese - economicamente attraverso il versamento di 780 mila euro ai transalpini, e con sessioni di mercato chiuse - sia il calciatore, bannato per quattro mesi. Poi, in seguito a un accordo fra le parti, almeno parte delle squalifiche vengono revocate. Uno scippo che ricorda tanto quelli di parecchi calciatori italiani, ma che giustamente ora viene regolamentato, almeno in parte.
Così, Kakuta, era a un passo dal suo sogno di ragazzino. Diventare professionista pure nelle movenze, dopo averlo fatto nel portafogli. Michael Ballack, non uno qualunque, aveva consigliato di tenerlo d'occhio perché lo reputava una stella nascente.
Peccato che l'anno successivo, siamo nel 2009, dopo essere stato convocato in prima squadra si procura una doppia frattura alla caviglia, in un'amichevole contro la Glenn Hoddle Academy, perdendo sei mesi importanti se non fondamentali nel futuro di un calciatore. Al rientro Ancelotti lo spedisce in campo in Champions League - verrà sostituito da Borini - in un pareggio contro l'APOEL di Nicosia, sottolineando la grande prova del francese.
"Il futuro del Chelsea", insomma. Peccato che poi venga prestato al Fulham, dove stecca, nel 2011. Poi al Digione, senza successo, a inizio 2012. Infine al Vitesse, dove dimostra di potere essere più di una riserva, incominciando a trovare un po' di continuità. In una squadra che arriva quarta e che vive sulle sue invenzioni. Non è così durante questa stagione, seppur sia la seconda tra le file dei gialloneri d'Olanda: il primo di agosto contro il Petrolul si infortuna e lascia il campo al ventiquattresimo, rientrando per quattro minuti dopo 50 giorni. Così non va meglio nelle settimane successive, perché solo due volte riesce a giocare un tempo intero, sempre da sostituto. Dodici presenze, un gol contro i Go Ahead Eagles - nella stessa partita aveva calciato il pallone fuori dallo stadio - e tanta, tantissima panchina.
E ora la Lazio, dove dovrà lottare con Keita per un posto da titolare. Obiettivamente sembra una battaglia persa in partenza, a meno che, per una volta, un dribbling riesca ad assisterlo.




