Zarate, ultima chiamata per non far rimpiangere il fratello
Andrea Losapio
Era chiamato El Raton, perché non particolarmente avvenente. Poteva diventare El Bidon, ma i tifosi dell'Ancona sono stati più gentili con Sergio Zarate, attaccante che nei primi anni novanta vestì la maglia dei dorici, tredici presenze e solamente due gol. Doveva essere la punta di diamante di una squadra che, fra le sue fila, annoverava pure giocatori molto interessanti. Lajos Detari, che a Bologna fece tutt'altro che male, ma anche il pluridecorato Oscar Ruggeri, vincitore del Mondiale 1986 con la sua Argentina, arrivando poi secondo a Italia 1990. Penultimo posto e Zarate ricordato più per le smorfie alla Alvaro Vitali (e la faccia come Paolo Belli), e per il canto "Tremate tremate, all'Ancona c'è Zarate". Non durò moltissimo.
Il buon Sergio, poi, si è fatto risentire in Italia.
Perché il suo fratello minore di diciotto anni - poteva essere il padre - Mauro arriva alla Lazio, in prestito con diritto di riscatto. Stagione fenomenale, la sua prima, realizzando 16 gol in 41 presenze, dimostrando di avere geni davvero diversi rispetto al suo parente stretto. Da lì in poi una spirale negativa, perché gli altri due anni in biancoceleste registrano più bassi che alti, quello all'Inter non è neanche da prendere in considerazione, il ritorno nella Capitale è stato addirittura il momento più buio. Fino all'estate scorsa quando è tornato in Argentina, nel suo Velez, dimostrando il suo valore. Ora, dopo la presentazione al West Ham, è arrivato il momento di dimostrare di essere meglio del suo fratello, un'altra volta. Perché da Raton a Bidon il passo è stato davvero breve.




