Allegri, ma non troppo. Che senso ha questo Pallone d'oro?
Marco Conterio
A tener alta la bandiera d'Italia ci sono Massimiliano Allegri e Carlo Ancelotti. Poi, come già scrivevamo ieri, l'italia è minuscola, provincia del calcio che conta. Scartata dalla FIFA che non calcola evidentemente successi e trofei raggiunti, vedi Scudetto e finale Champions di Leonardo Bonucci, Gianluigi Buffon, Andrea Barzagli, Giorgio Chiellini ed Andrea Pirlo, ma più il valore del giocatore. A prescindere. Oppure dell'allenatore, se si conta che nella lista dei dieci migliori c'è anche Arsene Wenger che è arrivato terzo in Premier League ma mai in lotta per il titolo, ma pur vincente in FA Cup. S'è pure discusso del suo futuro, a Londra, figuriamoci se si possa considerare tra i migliori dieci dell'ultima stagione. Forse in assoluto, sì, ma così il Pallone d'Oro perde senso. Non dovrebbe essere il premio per i migliori dell'ultima stagione, per chi ha reso meglio, per chi ha fatto di più? Ovunque è considerato favorito, e già vincitore, Lionel Messi. Ma davvero l'Arturo Vidal non eccelso dell'ultima annata è stato migliore della diga difensiva bianconera? Kevin De Bruyne, talento milionario ma non vincente col Wolfsburg, è stato migliore anche di Carlos Tevez? Non scherziamo.
E' diventato oramai un gala per le grandi d'Europa, per mettere in mostra i pavoni ed i dobloni più lucenti. Non si spiegherebbe, altrimenti, l'esclusione quasi completa di un'Italia finalista in Champions League e duplice semifinalista in Europa League. No. Ci sono giocatori che non hanno vinto niente nell'ultimo anno. Che magari, anzi certamente, nel complesso valgono tecnicamente di più perché nessuno potrà mai discutere Karim Benzema e gli altri. Però si ripensi, allora, la logica del Pallone d'Oro. O, forse, lo si inizi a considerare per quel che è, ed a dargli minor rilevanza. Un mero galà di chi ha più peso nelle stanze che contano.




