Calcio e scandali, il pg Angelillis: "Meno ipocrisia, via l'omessa denuncia"
Ivan Cardia
Ciro Angelillis, ex pm antimafia in quel di Bari, oggi procuratore generale presso la Corte di Cassazione, che ha già seguito le vicende del calcio-scommesse nel suo filone barese, è intervenuto oggi ai microfoni di Sky con riferimento agli scandali che continuano ad affliggere il mondo del calcio: "Ci vorrebbe tanto tempo per parlarne, comunque possiamo guardare ai lati positivi, visto che i fatti di Catania sono il risultato di una riforma legislativa rivelatasi opportuna, introdotta con il decreto Alfano che ha modificato i termini del reato di frode sportiva, alzando i limiti edittali a nove anni e consentendo il ricorso a strumenti d'indagine come le intercettazioni, mentre prima bisogna aspettare che fosse ipotizzabile l'associazione per delinquere. Questo è avvenuto con i fatti di Catania, permettendo di accertare fatti molto recenti, senza la discrasia temporale di cui in passato. Poi ovviamente la soluzione del problema non è sul piano normativo, è necessaria una riforma culturale che dovrebbe partire da lontano".
Si potrebbe punire il reo anche a livello pecuniario?
"Sì, il reato di frode sportiva è stato configurato sulla falsa riga di un reato di tipo corruttivo, allora utilizzerei gli stessi strumenti già utilizzati per la corruzione, quale ad esempio la possibilità di aggredire i patrimoni illeciti attraverso la confisca per equivalente. Questo permetterebbe di confiscare, a carico delle persone responsabili, il loro patrimonio per l'equivalente del profitto conseguito, d'altra parte la frode sportiva è una forma di corruzione per le modalità con cui si svolge".
Forse si essere meno ipocriti nei confronti di quei calciatori collaboratori di giustizia?
"Sì, questo lo dico perché sentivo anche in televisione delle manifestazioni di disappunto per aver rivisto in campo alcuni calciatori che si sono resi responsabili di questi reati e hanno definito la loro posizione con il patteggiamento. In realtà questa è una scelta legislativa, premiare chi consente di svelare i retroscena dei fenomeni di frode sportiva; non interessa un pentimento di tipo morale, è un accordo che consente al calciatore di tornare a giocare, altrimenti non collaborerebbe. Se la sua collaborazione è significativa è chiaro che lo fa soltanto in prospettiva di una contropartita, da questo punto di vista non bisogna essere ipocriti e scandalizzarsi se tornano a giocare come da accordi consentiti".
L'omessa denuncia è un reato dal punto di vista sportivo, si può rivedere questa situazione per consentire più collaborazione?
"Il problema è semplice, se un calciatore è stato testimone pur non avendo preso parte al reato e viene interrogato dal pubblico ministero, questo calciatore, che è persona informata sui fatti, sarà indotto alla reticenza temendo di cadere nell'illecito sportivo dell'omessa denuncia. Io francamente vedo un corto circuito istituzionale da questo punto di vista, l'ordinamento penale non dialoga con quello sportivo e viceversa. Auspicherei una maggiore sintonia da questo punto di vista, l'illecito per omessa denuncia frena le indagini sul piano penale; poi non posso fare valutazioni diverse, è difficile pretendere che un ragazzo di 17-18 anni entrando in uno spogliatoio formato da persone di 29-30 anni possa denunciare episodi di combine. Credo che questo illecito crei dei problemi di raccordo con la giustizia ordinaria".




