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Imborgia: "Il Parma tornerà grande"

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autore
Luca Esposito
giovedì 23 aprile 2015, 13:262015
autore Luca Esposito
23.04.2015 13:262015
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca

Antonio Imborgia parteciperà al seminario di Torino per la R.O.I. Italia il 16 maggio 2015, nello Juventus Stadium, con un occhio al modo con cui gli altri Paesi e le altre Federazioni concepiscono l'osservazione dei calciatori e la loro formazione umana. L'ex dg della Salernitana è felice di prendervi parte, e lì troverà anche Enrico Maria Amore che avrà parte nell'organizzazione dell'appuntamento. Secondo Imborgia i Paesi che sono più avanzati sono quelli del Nord Europa in ambito calcistico, e rappresentano alcuni dei modelli da dover seguire. Il Belgio, dove il dg ha lavorato come dirigente dell'Eupen, è uno di questi. Intervistato da TuttoMercatoWeb.com, Imborgia spiega quella che dovrebbe essere la sua visione del calcio, anche per quanto ha fatto recentemente la Juventus.

"Ci sono un po' di difficoltà nella ricerca, molti la fanno troppo poco, qualcun altro non ci crede, e invece in Belgio rispetto a noi operano diversamente: sono riusciti a darsi un'organizzazione importante, soprattutto nella crescita. Si allenano e studiano, anche le lingue straniere, poi chiaramente da una certa ora in poi sono liberi di fare quello che vogliono. Ma Nainggolan è diventato un calciatore internazionale perché parla diverse lingue. Non è che si vada a fare una ricerca del giocatore già fatto, perché sarebbe troppo semplice. E anche nei campionati giovanili non c'è classifica, ma c'è la crescita individuale del calciatore funzionale per la prima squadra".

Pensa quindi che nel nostro Paese siamo troppo lenti per quanto riguarda lo scouting e la crescita dei giocatori?

"Tutto ciò lo stiamo facendo, il punto è come lo stiamo facendo: la nostra mentalità ancora non si è adeguata, ed è inammissibile che alcune realtà che erano dietro a noi dieci anni fa ci abbiano superato. Per fare un esempio, il Porto milita in un campionato come quello portoghese che non è tra i più importanti oggi in Europa, eppure ha più di cento scout che girano per il mondo. Sono stato anche in Olanda, nello stesso Belgio, in Germania, e in Francia, e ho potuto osservare i centri sportivi come lavoravano nella crescita di questi ragazzi e su come venivano scelti. L'Eupen che non aveva un settore giovanile straordinario aveva più di quattrocento ragazzi che facevano parte della scuola calcio. È una ricerca continua nel basso, gli osservatori vanno a vedere le partite del settore giovanile. Siamo indietro in Italia perché crediamo troppo poco in questo sistema: ci dobbiamo strutturare e dobbiamo riorganizzarci. Abbiamo delle squadre italiane impegnate nelle Coppe europee, ma non è indicativo questo: secondo me non è indicativo il fatto che in Europa vinci o perdi, ma è indicativo il fatto che, quando giocano le squadre italiane, in campo ci sono parecchi giocatori non italiani. Questo la dice lunga sul momento del nostro calcio".

Pensa che la Juventus continuerà a essere competitiva anche l'anno prossimo con i vari Rugani, Zaza e Berardi, anche in Champions?

"Secondo me giocare nel Sassuolo o nell'Empoli è diverso dal giocare nella Juve a un certo livello. Sono tutti ragazzi che possono tranquillamente fare parte del gruppo della Juventus, soprattutto a completarlo. Zaza farà quello che ha fatto Matri, Rugani crescerà con Barzagli, Bonucci e Chiellini, Berardi imparerà da Tévez o dallo stesso Morata che ha giocato già a massimi livelli. Penso che la Juve abbia le idee chiare: se questi giocatori sono stati mantenuti nell'orbita c'è un progetto su di loro. Non so se faranno parte di quelli che giocheranno la Champions l'anno prossimo, ma è ipotizzabile. Rugani avevano tentato di portarlo alla Juve già a gennaio, la stessa cosa riguardo a Zaza, Berardi invece no, ma probabilmente perché in quel ruolo avevano fatto delle valutazioni tattiche. Il progetto su questi tre giocatori c'è, e penso che Marotta e Fabio Paratici siano stati lungimiranti. Penso che Paratici abbia dimostrato di essere quello più bravo di tutti perché ha sbagliato meno di tutti: ha la vista buona, ma grande merito va a Marotta che gli ha dato la possibilità di crescere".

C'è in Italia qualche altro esempio di società che sappia fare attività di scouting?

"Nella ricerca direi l'Udinese, perché fa una ricerca molto attenta, una selezione. È una ricerca molto vasta, si sono dati dei limiti nei numeri e loro fanno una ricerca molto completa in tutto il mondo, lavorano sulla quantità cercando la qualità. L'Udinese la considero una società internazionale perché ha una mentalità europea. Ci sono altri due club stranieri che fanno parte della proprietà Pozzo e ma attraverso la diversificazione dei campionati la proprietà fa operazioni giuste e corrette".

Lei ha conosciuto due piazze che stanno vivendo un momento esaltante, sono Matera e Salerno. Il Matera lotta per i play-off in Lega Pro, ma la Salernitana è vicina alla promozione in B.

"L'estate scorsa sono stato a Matera alla presentazione di un libro che parlava della squadra e ho ritrovato qualcuno dei miei compagni di squadra, quando partecipammo alla galoppata che ci portò in Serie B. All'epoca si diceva che il presidente volesse fare una squadra importante che riuscisse a emularci".

Ma il Matera è in grado di competere per i play-off o no?

"Secondo me sì, perché ha un gruppo di giocatori simile a quello nostro di molti anni fa, fatte le dovute proporzioni, ma è un gruppo simile. C'è Auteri che è un allenatore molto capace, e i calciatori sono bravi, e la squadra può fare un buon play-off, anche se sono un terno al lotto. Dipende tutto da come ci arrivi: a me è capitato di farli con la Salernitana, siamo arrivati bene, ma di fronte c'era il Genoa che era una corazzata. Tra l'altro alla Salernitana avrei voluto a inizio stagione Ballardini come allenatore, ma non riuscii a convincerlo, e allora scegliemmo Costantini".

E la Salernitana come la sta vedendo?

"Secondo me ha vinto. La scorsa settimana è stata battuta, ha concesso un'opportunità al Benevento che però ha perso a Matera. Penso che di qui a poco tempo la Salernitana preparerà i festeggiamenti: sotto le attenzioni di Lotito e Mezzaroma, la società potrebbe ambire a palcoscenici più importanti anche della Serie B. La piazza di Salerno ha tutti i numeri per fare la Serie A, perché ha un pubblico dal palato fine e una stampa competente. Almeno in un biennio prevedo che la Salernitana arriverà in Serie A".

Tra le sue vecchie società anche il Parma: pensa sia finito un ciclo, al di là del fallimento della società?

"A Parma penso sia finito il Parma FC. Ripeto cose che ho già detto, Parma è la piazza migliore che ho conosciuto: è un paradiso, una città dove si può fare calcio veramente, non ci sono pressioni, c'è il tifoso che è pronto ad aiutarti nel momento di difficoltà, e al di là di tutto questa squadra ha fatto troppo poco per quello che avrebbe potuto fare. La situazione societaria ha pesato. È evidente che sono stati commessi degli errori, la speranza è che riescano i curatori fallimentari ad abbattere il debito sportivo e rendere la società vendibile: se tra debito sportivo e valore patrimoniale si riesce a portarla a quei venti milioni, potrà esserci una nuova proprietà e in pochissimo tempo il Parma riuscirà a tornare là dove deve stare. Questo è quello che mi auguro, sarebbe l'unico modo per ripartire dalla categoria di merito, perché secondo me Parma è la località migliore in Italia per fare calcio".

A Varese cosa non ha funzionato quest'anno?

"Io è come se non fossi proprio passato per Varese. Non puoi pensare di modificare idee, pensieri e gestione in due mesi. Conto anche la sosta di Natale, quando la squadra è stata a casa quindici giorni. Per fare calcio però ci vuole una proprietà identificabile. Non è colpa di Laurenza, ma la situazione del Varese era già compromessa quando lui prese il club, ma non avrei mai immaginato che la situazione fosse così piena di difficoltà anche nel quotidiano e nella gestione dei rapporti con una parte della tifoseria. Io ho saputo che l'anno scorso gli ultras imposero l'esonero di un allenatore alla proprietà, e quando si creano queste situazioni qua, che non c'è controllo di quello che avviene fuori o dentro, tutto quello che si fa è sbagliato. Io ho sentito le parole di Giulini, il quale dice che non possono essere venti persone a decidere, ma di fatto hanno deciso, perché l'allenatore Zeman si è dimesso dal Cagliari. Non è perché sia una proprietà debole quella del Cagliari. Comunque il discorso del Varese è che si è portata avanti per quasi due anni una situazione già compromessa dalla gestione Rosati, che ha prodotto risultati sportivi importanti, ma che ha prodotto risultati negativi con debiti per dodici milioni di euro. Alcuni giocatori sono stati ceduti per motivi economici, e quando una società fa delle scelte per sgravare il monte ingaggi è destinata purtroppo a fare un brutto risultato sportivo, e l'eventuale retrocessione porta delle difficoltà economiche. E io in altri Paesi come ad esempio in Belgio, ho notato che non c'è una ricerca ossessiva del risultato sportivo, ma prevale la cultura sportiva, e anche la cultura della sconfitta. Quando nei Paesi del Nord Europa la squadra perde, il pubblico si gira con le spalle rivolte al campo, io l'ho visto fare. Ma se la squadra perde non bisogna massacrarla, va aiutata. Non oso pensare a cosa sarebbe successo se fosse stato battuto in casa il Napoli per 4-1 dal Wolfsburg all'andata di Europa League…"

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