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Gravina: "Ecco il mio programma per salvare la Lega Pro"

Gravina: "Ecco il mio programma per salvare la Lega Pro"TUTTO mercato WEB
venerdì 18 dicembre 2015, 11:062015
di Tommaso Maschio
fonte TuttoLegaPro.com

Martedì, per la Lega Pro, non sarà un giorno come gli altri. I 54 club di terza serie saranno chiamati a eleggere il loro presidente dopo il commissariamento. TuttoLegaPro.com ha intervistato in esclusiva uno dei tre candidati, Gabriele Gravina.

Iniziamo dalle puntualizzazioni: ieri il suo avversario Paolo Marcheschi ha detto che con lei la Lega Pro non avrebbe alcun futuro...
"Marcheschi dimostra di non conoscere la Lega Pro. Ho letto il suo programma e mi sembra di essere a scuola guida: tra le sue carte troviamo espressioni come divieto di accesso, direzione obbligata, binario morto e inversione di marcia. 
Forse non è chiaro che non possiamo più banalizzare i problemi, magari ricorrendo al linguaggio dal colore propagandistico, perché stiamo discutendo il futuro di una Lega in seria difficoltà ed emergenza già da diversi anni. Si tratta di un processo complesso, occorre avere profonda consapevolezza dei problemi, non serve la superficialità che traspare in taluni programmi elettorali. 
Da parte mia, tutte le idee che i presidenti mi hanno trasmesso, io mi sono sforzato di trasformarle in progetti tangibili, e con la convinzione di poterli attuare dopo le elezioni. Sulla base di questo lavoro mi sento molto sereno, e vado avanti per la mia strada, dovendo rendere conto ai presidenti e non a oscuri sostenitori".

Riguardo l'altro candidato, ovvero Raffaele Pagnozzi, si è detto e scritto che avreste potuto trovare un accordo...
"Non ho incontrato Pagnozzi negli ultimi mesi e non credo ci siano possibilità di accordo. Sono d'accordo con lui, però, su un punto: ha affermato che bisogna lavorare perché siano valutate più attentamente le condizioni economiche di chi vuole entrare nei club di Lega Pro. Vorrei però ricordargli che tale norma esiste già ed è stata approvata ben otto mesi fa dal consiglio Federale. Non so se la sua sia una semplice dimenticanza, di sicuro so che le leggi esistono e molto banalmente bisogna farle rispettare.
Qualcuno mi deve spiegare, piuttosto, perché la figura di Lotito è ricorrente nella candidatura di Pagnozzi: è indubbio che c'è qualcosa di anomalo nel sistema federale. Inoltre non riesco a capire perché lo stesso Lotito abbia così tanto accanimento nei confronti delle nostre società. Forse per il timore di vedere ridotta una certa posizione di potere? La certezza è che lui applica tale potere in maniera degenerativa, ed anche solo per questo, è impossibile per me trovare un accordo con lui: siamo incompatibili. Il suo per me rappresenta un sistema da debellare perché fa danno al mondo del calcio".

A livello economico la Lega Pro vive un momento molto delicato. Come pensa di risollevare la situazione?
"La mia è una visuale che punta fortemente sulle capacità interne, valorizzando i dirigenti e rendendoli protagonisti per migliorare la qualità del brand della Lega. Gli altri sono convinti che questo non serve e che le risorse debbano arrivare da fuori, indicando un escamotage legislativo assolutamente aleatorio. Strade vecchie, già viste: quella della promessa, quella dell' appoggio politico. Non si può puntare esclusivamente alla mutualità, la Lega Pro ha una sua dignità e non ha bisogno di elemosina. Ci toglie autonomia, ci toglie identità, ci toglie futuro.
La sostenibilità passa attraverso progetti eliminando le distorsioni che ne minano l'immagine, dai punti di penalizzazione alle scommesse. Occorre  migliorare la capacità di reperire risorse. 
Senza dimenticare uno degli scandali della Lega Pro, unico campionato che mostra online le sue partite senza recepire ricavi. 
Sosterremo, infine, una dura battaglia in consiglio federale per capire cosa i "grandi" intendano per sostenibilità, in modo da evitare accordi di comodo e giochi di potere. Le decisioni sulla Lega Pro non possono più essere calate dall'alto".
Quali sono i punti cardine del suo programma?

"Voglio una vera partecipazione, con immediata modifica dello statuto in modo da coinvolgere realmente i presidenti , eliminando quelle norme che impediscono loro di essere parte attiva nella governance, eliminando le candidature libere, altro esempio di democrazia degenerata: non è possibile che chiunque, pur avendo scarsa contezza della situazione, possa diventare presidente con una manciata di voti.
In più, occorre cambiare l'organizzazione e la gestione della Lega, per arrivare ad una trasparenza e un controllo di gestione che informi in tempo reale tutti i protagonisti del nostro sistema. Una Lega moderna, dinamica che riesca ad innovarsi continuamente con l'uso della tecnologia, ma senza dimenticare il valore delle persone, e che restituisca ai presidenti la misura della relazione.
Infine sostenibilità: per mia formazione imprenditoriale e non politica, non vedo alternative alla valorizzazione del brand e alla promozione dell'immagine. Una volta creata una base solida di risorse certe possiamo dedicarci a quelle indirette, fortemente condizionate dalla grande incertezza degli interessi strategici e commerciali dei network su un mercato in tendeziale contrazione. In sostanza ho capito che i presidenti hanno bisogno di idee concrete e non di teorie".