Juve, il derby torna al Toro. L'atteggiamento c'era, la fortuna un po' meno
Giulia Borletto
Non era facile, non lo sarebbe stato non solo perché la Juve arrivava dall'enorme fatica di Monaco, ma perché il Toro crede nel derby forse molto più di quanto ci creda Madama. La stracittadina è per la squadra granata e per i suoi tifosi l'appuntamento più importante di sempre, nonostante quest'anno anche le soddisfazioni europee abbiano dato manforte alla stagione dei ragazzi di Ventura. Questa non è una giustificazione, perché il derby sarebbe stato comunque un banco di prova importante e continuo in vista della Champions. Non dimentichiamo infatti come tra solo una settimana a Torino arriverà il Real Madrid di Ancelotti e che una prestazione come quella di ieri, seppur a tratti sfortunata, non potrà essere accettata. Episodi extra calcistici più che che deplorevoli a parte, Allegri decide di lasciare in panchina dal 1' Tevez, Chiellini e Barzagli, Evra è rimasto a casa per infortunio e Marchisio per squalifica. La formazione messa in campo è rimaneggiata, ma è pur sempre la Juventus e secondo il tecnico bianconero non è stata poi così negativa, anzi: ci ha creduto fino alla fine.
Pirlo con la solita magia su punizione apre le marcature, ma da quel momento sono state troppo poche le occasioni per mantenere intatto il vantaggio e troppe le disattenzioni. Due errori grossolani in fase difensiva costano prima il pareggio di Darmian e poi il 2-1 dell'ex Quagliarella ed ecco che non si può più solo contenere, ma anche e soprattutto attaccare. I bianconeri ci hanno provato, forse troppo tardi, ma ci hanno provato. Tre pali nel finale, un gol mangiato da Matri e un Carlos Tevez inserito troppo tardi. Scudetto quindi rimandato ancora di qualche giornata, vincerlo e festeggiarlo all'Olimpico sarebbe stato forse troppo?




