Juventus, quando bastano le seconde linee per vincere un trofeo
Raimondo De Magistris
Storari in porta e Llorente in attacco. Squadra con la difesa a tre e Barzagli - sacrificato in Champions per far spazio alla difesa a quattro - in campo dal primo minuto. Anche in finale Massimiliano Allegri ha dato spazio a qualche variante rispetto alla formazione tipo. Ha sacrificato il capitano per dar spazio al portiere che questa finale di Coppa Italia se l'e conquistata e in attacco ha dato ampio risalto a Matri e Llorente, entrambi decisivi.
Una scelta obbligata in una stagione che ha visto, e vede ancora, la Juventus protagonista su tutti i fronti. Già 54 le gare disputate e ancora tre - tra le quali la più importante dell'anno - ancora da giocare. Un numero altissimo di partite che richiede una rosa ampia e seconde linee competitive per tenere alta la guardia su tutti i fronti. Bravo Allegri a tenere tutti sulla corda centellinando giocatori ed energie senza escludere nessuno, bravi i giocatori che hanno giocato meno a tenere alto il livello della concentrazione portando a casa dopo 20 anni una Coppa Italia conquistata da chi in campionato e in Champions ha visto il campo solo poche volte.
Le idee del mister toscano sono state chiare fin dagli ottavi di finale, mattatore della sfida contro l'Hellas Verona è stato Sebastian Giovinco, ora in MLS con la maglia del Toronto Fc. Nel 6-1 rifilato alla squadra scaligera a segno anche Coman, Pereyra, Pogba e Morata, con quest'ultimo che pur giocando solo un quarto d'ora ha deciso anche la sfida successiva, quella ai quarti col Parma. Anche in quella occasione ampio spazio alle seconde linee, quindi Coman e Pepe dal primo minuto e Ogbonna a guidare un reparto difensivo composto per l'occasione anche da Padoin.
Cresce la posta in palio, non cambiano le scelte di Allegri. Anche a costo di incassare la prima, e finora unica, sconfitta stagionale allo Juventus Stadium. A Torino arriva la Fiorentina che si impone 2-1 grazie a una doppietta di Mohamed Salah. La Juventus, in campo con una formazione ampiamente sperimentale, trova il gol che tiene aperti i giochi nella ripresa con Llorente, ma resta sfavorita in vista della gara di ritorno.
Anche al Franchi titolari giocatori come Padoin e Sturaro, ma la musica rispetto alla sfida d'andata sarà totalmente diversa. A Firenze non hanno fatto i conti con l'ex di turno, un nuovo protagonista mai apparso sulla scena fino a quel momento: Alessandro Matri, Solo 18 minuti collezionati contro il Genoa prima che il tecnico toscano decidesse di lanciarlo a sorpresa dal 1' nella gara di Coppa Italia. Il bomber di Sant'Angelo Lodigiano sblocca le danze al 21esimo e dà il via a una rimonta che completano Pereyra e Bonucci già nella prima ora di gioco.
Il resto è storia recentissima. Anche a decidere la finale è stato Alessandro Matri, un gol al 97esimo per mettere in bacheca il secondo trofeo stagionale. Il tutto in attesa della finale di Berlino, l'atto conclusivo di una Champions nella quale, al contrario, Allegri ha sempre e solo pensato a schierare i suoi calciatori migliori.




