Vive la France - Da dieci a zero, numerologia di Italia-Germania
Andrea Losapio
Lo stadio di Bordeaux gioca tutta quanta la propria struttura sulla trasparenza. Sull'essere un tutt'uno con l'acqua, con un'architettura che non interessa a nessuno perché quando si gioca Germania-Italia conta il muro dei tedeschi, come nel 2006 a Dortmund. Oppure l'epica, la letteratura che ci starà dietro. Dalla partita del secolo, dell'Azteca, fino alla finale del 1982 dove noi avevamo già vinto con Paolo Rossi con il Brasile.
Voto 10 - Alle lacrime di Andrea Barzagli, uno che sente Germania-Italia come una questione di cuore. D'altro canto, a trentacinque anni, probabilmente sarà la sua ultima partita in nazionale, con la voglia di andare avanti e vincere da protagonista. Bisogna però capire una cosa: ma il pianto era per la domanda oppure per il risultato della partita?
Voto 9 - Ai rigori tirati da tutte e due le squadre. In realtà noi ne abbiamo tirato uno gentilmente concesso dall'Airone Boateng - ma di questo ne parleremo ampiamente più tardi - e andava conteggiato dopo la trasformazione di tre punti di Schweinsteiger all'ultimo. Purtroppo chi di penalty ferisce, noi con l'Olanda, di penalty perisce, noi con la Germania stavolta, noi con la Francia nel 1998, noi con la Germania nel 1996, noi con il Brasile nel 1994, noi con l'Argentina nel 1990. O usciamo durante i gironi oppure servono almeno 120 minuti, da più di trent'anni a questa parte. "Noi con voi" usciamo ai rigori, mannaggia.
Voto 8 - A una difesa granitica, difficilmente superabile, che solo una deviazione può spiazzare. Perché Hector, pur bravo stantuffo sulla propria fascia di competenza, crea sempre delle giocate dal nulla. Nel primo tempo il flipper quasi aiuta Muller, nel secondo è un gentile cadeaux a Ozil che non può proprio sbagliare. Certo, se avessimo avuto uno dei cinque "otto" venuti a mancare per infortunio e che non avevamo, come De Rossi, Montolivo, Thiago Motta, Marchisio, Verratti, Pippo, Pluto, Paperino e Nonna Papera, magari il confronto sarebbe stato meno impari. D'altronde Sturaro si è fatto male subito e ha giocato con un problema...
Voto 7 - Al solito Buffon che, tra un animale della mitologia e l'altro, trova il tempo di parare su Chiellini in maniera meravigliosa. Per la gioia dei fotografi accreditati, dei fotografi cinesi e dei fotografi volontari che, con un francese perfetto, dicono "ammazza che parata ha fatto" proprio in favore di telecamera. Piange pure lui qualche lacrimuccia, ma fra due anni abbiamo un appuntamento in Russia, anche se Zoff ha vinto un Mondiale a 42 anni.
Voto 6 - A Insigne che, osannato, entra, scarta tutti e prova pure a segnare. Peccato che per Neuer quello sia il tiro dello zero a zero e si accenda una sigaretta prima di andarla a parare.
Voto 5 - All'arbitro Kassai che, ok, non è che abbia influenzato più di tanto la partita. Però un paio di volte i difensori tedeschi sradicano gli italiani e viene fischiato a loro favore un fallo improbabile. "Tu mancia?" pare abbia chiesto a Giaccherini dopo il giallo per simulazione: d'altro canto non si era rotto una gamba.
Voto 4 - All'orario attuale: dopo tutto il giorno a lavorare, qualche massaggio cardiaco, un paio di attacchi di panico, lo scorno della sconfitta, non è ancora arrivata comunicazione per la conferenza stampa (eventuale) di Montpellier di oggi. Possibile orario tra le 12 e le 12.30: sono le 4 e ci sono davanti almeno cinque ore di macchina. Notte in bianco, insomma, come la maglia della Germania, causa briefing fra Ban Ki Moon e Tavecchio per quando far parlare Conte e ripetere le stesse cose di prima.
Voto 3 - A chi si arrabbia con Darmian, infortunato a pochissime settimane dall'Europeo ed evidentemente non al top della forma, arrivato a calciare un rigore con uno stress nervoso praticamente impari, contro un Neuer che sembra Batman quando deve punire Joker. Va a finire che il paratone, prima o poi, lo fa. Almeno ha preso la porta, altri non ci sono proprio riusciti.
Voto 2 - A parecchie cose. Ai centimetri che passano tra la mano di Buffon e il rigore di Hector, alle prime dei giornali tedeschi che per cinque giorni hanno pompato la partita con l'Italia per poi rischiare di uscire, agli auricolari della sala stampa che non vanno quando Neuer parla, alla difesa a tre della Germania che imbriglia i nostri laterali (e pure i loro), al giocare senza punte, al cambio all'ultimo minuto di Chiellini, al volo d'angelo di Boateng che cercava di imitare Baryshnikov senza grosso successo.
Voto 1 - Alla rincorsa di Zaza. Perché imitare Stam e spedire nella ionosfera il pallone? Perché sfoggiare quell'orribile tatuaggio che appare la zazzera di un giocatore di pallacanestro afroamericano anni ottanta? Complicato un suo ritorno a casa, considerato quello che i tifosi gli hanno gridato in curva. Per carità, non è colpa sua, entrato al centoventesimo e con una tensione tale che è difficile da esorcizzare. Forse, come il buon van Gaal, sarebbe stato meglio mettere il terzo portiere, alla Krul contro il Costa Rica.
Voto 0 - Al "mo te faccio il Ponte sullo Stretto" di Pellè a Neuer. Mica è Christo, sebbene più di qualche tifoso lo abbia chiamato in causa dopo la ciabattata a lato.
È stato un Europeo meraviglioso per l'Italia, una gara magnifica, certo qualcosa manca dopo la stupenda serata di Bordeaux. Perché si può perdere, vincere o pareggiare, ma dipende anche il modo. Uscire tra gli applausi con questa rabberciata formazione non è certo da tutti. Un interrogativo: perché non proporre un part time ad Antonio Conte, lasciandolo anche al Chelsea? Chi sa che non sia balenato per la testa del commissario tecnico a novembre, ma la sua rivincita se l'è presa. Forse anche troppo, tirando in ballo giornali e tv che, in ogni caso, non scendono in campo. Così come gli assenti, vincenti per natura. C'era davvero il bisogno di tirarsi fuori il sassolino dalla scarpa? Probabilmente sì, ma ora ci sarà un grosso equivoco con Ventura: la nazionale diverrà motivo di vanto oppure ritornerà a essere amata solamente una volta ogni due o quattro anni?




