Il modulo parla chiaro: è ancora l'Italia di Conte
Andrea Losapio
Giampiero Ventura, contro il Liechtenstein ha provato i primi correttivi, con risultati positivi. Il 4-2-4 visto contro i rossoblù ha portato a buoni risultati, soprattutto nel primo tempo quando il 4-0 è maturato nella sua piena interezza. Ecco, se l'Italia avesse fatto più gol, magari otto come la Spagna (la forbice è enorme, sia chiaro) parleremmo di una squadra ben incasellata verso la sua nuova identità. Sta di fatto che il 3-5-2, quando serve più compattezza - e forse meccanismi più oliati - torna a farla da padrone. Quest'Italia, pur diversa nei suoi interpreti, è ancora quella di Antonio Conte, tanto che è normale chiedersi se è utilizzabile una squadra del genere pure senza i protagonisti chiavi (la famigerata BBC francese, quella formata da Barzagli, Bonucci, Chiellini, oltre che Buffon), nonostante i Rugani e i Romagnoli, probabilmente già pronti per esserne i sostituti.
Retrocederà, con ogni probabilità, Daniele De Rossi, in una squadra che ha bisogno di equilibrio e di esperienza, soprattutto in fase difensiva, nostro punto di forza. La Germania ci ricorda molto diversamente, con un centrocampo decisamente inferiore (Parolo, Giaccherini e Sturaro) e forse con una coppia d'attacco molto meno mobile come quella formata da Eder-Pellè. Rimane, però, una squadra con un'impronta davvero formata nel biennio precedente, a partire da un modulo che, probabilmente, può essere universale per la nostra idea di calcio, fin troppo difensiva. Ma che cozza clamorosamente con il nuovo corso e il 4-2-4 che, almeno nelle idee, non dovrebbe essere un 4-4-2. Più facile a dirsi che a farsi.




