La solitudine di Ibrahimovic. Gigante tra i giganti (azzurri)
Tommaso Bonan
Alla vigilia erano tutti d'accordo. "Pericolo numero uno". "Fermatelo". "Torna l'incubo Ibrahimovic". Tanta, in effetti, era l'attenzione attorno all'attaccante svedese, vero spauracchio di un'Italia alla ricerca di una conferma. Oltreché di una qualificazione anticipata. Il gol di Eder allo scadere fa altro che evidenziare il tutto: esame Ibra superato cum laude. Qualche sponda, qualche apertura, niente più.
I 90 minuti (più recupero) di Zlatan si riassumono così, stretto nella morsa dei tre baluardi difensivi azzurri e tagliato fuori il più delle volte dalle verticalizzazioni. Non ha potuto far male, Ibra, con il trio Barzagli-Bonucci-Chiellini in queste condizioni.
Eppure la voglia da parte dello svedese era molta. Voglia di dimostrare ancora una volta all'Italia di cosa è capace. Voglia di trascinare la sua Nazionale ad una vittoria dal sapore doppio. E invece, il buon Ibra, l'esame non lo ha superato. Un 5 in pagella, al cospetto del professor Conte, che agli avversari non concede mai nulla. Soprattutto se si chiamano Zlatan...




