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Zero gol subiti e non solo: Juve, i cinque motivi per cui sorridere

Zero gol subiti e non solo: Juve, i cinque motivi per cui sorridereTUTTO mercato WEB
© foto di Federico Gaetano
giovedì 23 novembre 2017, 07:002017
di Ivan Cardia

La Juventus esce dalla partita interna all’Allianz Stadium contro il Barcellona con uno 0-0 che lascia in mezzo al guado il cammino bianconero in Champions League. Allegri in conferenza stampa s’è detto soddisfatto, sugli spalti i tifosi hanno mugugnato. Chi ha ragione e chi ha torto? Parte prima.

Gli zero gol subiti. Ci voleva, dopo l’imbarcata di Marassi. La fase difensiva della Juventus è il principale cruccio del tecnico toscano finora, ed è la peggiore in un avvio di stagione da 12 anni a questa parte. Ieri ha retto l’urto di una squadra che, pur prima di Messi per la prima ora di gioco, finora aveva segnato 39 gol in 19 partite.

Medhi Benatia. Dal suo arrivo a Torino, il centrale marocchino ha sempre faticato a tornare sui livelli dei tempi belli di Roma. Sarà la gioia per la qualificazione al mondiale (beato lui), sarà una condizione fisica migliore, ma ieri è stato tra i più convincenti in campo.

Dybala più vicino ai suoi standard. Ha giocato a sprazzi, e non sempre benissimo. Però a conti fatti è stato il più pericoloso dei suoi, e piano piano sta tornando sui livelli di inizio stagione. Nel finale si è rivisto anche un Alex Sandro più volitivo: il recupero del brasiliano è fondamentale per la Juve.

L’inserimento di Douglas Costa. Non procede velocissimo, ma procede. A sinistra perde qualcosa in termini di pericolosità, ma ieri è partito molto bene e ha dato l’impressione di poter strappare nel momento giusto. Poi si è un po’ spento come l’intera partita del resto, ma i segnali positivi ci sono.

Allegri sa come si fa. Non è propriamente un motivo tecnico o calcistico per cui sorridere, ma il tecnico livornese nel post-partita ha ostentato sicurezza e soddisfazione. In Champions League ha più volte dimostrato di sapere il fatto suo, e non vogliamo certo insegnare il mestiere a un allenatore che ha giocato due finali.