Bravo Zidane, il primo a fregare il Real Madrid. Napoli: è cambiato l'allenatore, non la strategia del club (né il fatturato). Il progetto ItalJuve si rinnova anche senza BBC: chi vuole Benatia e Mandzukic?
Raimondo De Magistris
Don Fabio Capello è in una fase in cui può dispensare verità e certezze a ruota libera. Conosce tutto e tutti, ha vinto ovunque e adesso è passato a vestire i panni del commentatore. E in questa veste, subito dopo la decisione di Zinedine Zidane di abbandonare la barca Real Madrid, ha detto la sua: "Ha fatto benissimo. Non avesse vinto la Champions, sarebbe stato Florentino Perez ad esonerarlo. Anche con me il Real fece così".
Capello, come su molti altri argomenti, quando parla di camiseta blanca sa bene a cosa si riferisce: è un club che ti accoglie tra i riflettori di tutto il mondo, ti copre di gloria e di soldi e poi ti esonera al primo passo falso. A lui è capitato due volte. Sia nel 1997 (Sanz presidente) che nel 2007 (Calderon presidente) ha vinto la Liga e poi è stato cacciato perché non era riuscito a vincere anche la Champions.
Sarebbe capitato anche a Zidane, che però è riuscito in un'impresa mai riuscita prima e nessun altro: vincere tre Champions League in due anni e mezzo. Avere la meglio in otto finali su otto e alzare al cielo un trofeo ogni 98 giorni. Numeri mostruosi.
Zidane, è stato promosso dalla squadra B il 4 gennaio 2016, ha fatto meglio di tutti i suoi predecessori, ma sapeva perfettamente che sarebbe bastato un passo falso per fare la fine di tutti gli altri. E per questo, dopo aver riscritto la storia della Champions League, ha fatto lui il primo passo spiazzando il Real Madrid e Florentino Perez: alle 11.30 di giovedì calma piatta su tutti i giornali spagnoli, alle 13.10 - dopo un breve colloquio col presidente - il suo addio era già ufficiale. Un colpo da maestro degno del miglior Zidane calciatore. Chapeau.
Dopo la delusione per i 91 punti che non sono serviti per vincere lo Scudetto e la decisione di Maurizio Sarri - chiara ma latente già da qualche settimana - di lasciare Napoli, Aurelio De Laurentiis ha estratto dal cilindro una delle migliori mosse da quando ha preso possesso del club, forse l'unica possibile in questo momento storico per evitare che la piazza e la squadra dall'euforia passassero alla depressione. L'arrivo di Carlo Ancelotti è servito, innanzitutto, per spazzare via l'ipotesi smobilitazione (Jorginho l'unico che ad oggi ha chiesto la cessione) e ha rilanciato sogni e ambizioni.
Questo però non vuol dire che il Napoli grazie ad Ancelotti da un giorno all'altro si ritroverà in rosa Lewandowski e Vidal o Benzema e David Luiz. E' bene chiarirlo in un'estate in cui il club partenopeo dovrà fare tanto perché sa bene che nell'ultima stagione il problema principale è stato quello della coperta corta. Se a questo aggiungiamo che Reina, Maggio e Rafael sono già andati via e, come detto, Jorginho lo farà presto, ecco che alla voce 'entrate' dobbiamo aspettarci almeno 5-6 giocatori. Ma i nuovi acquisti saranno tutti in linea con quanto fatto negli ultimi anni. Magari ci sarà un'eccezione, ma non sarà più di una. Le strategie della società negli anni sono sempre state portate avanti ascoltando le richieste degli allenatori, ma secondo una linea ben precisa:
1) Calciatore di massimo 26-27 anni (il portiere l'unica eccezione).
2) Curriculum all'altezza delle ambizioni della squadra (confermarsi ogni anni nelle prime quattro posizioni).
3) Ingaggio in linea con i parametri del club.
4) La possibilità di rivendere il calciatore dopo qualche anno effettuando un'importante plusvalenza.
Perché il Napoli, che per fatturato non è la Juve, ma nemmeno l'Inter, la Roma o il Milan, negli ultimi anni è riuscito regolarmente a sopravanzare le milanesi soprattutto per il suo modo di agire sul mercato. E gli acquisti devono essere fatti anche guardando al futuro, alla possibilità di una cessione. Ecco perché gli obiettivi, anche con Ancelotti in panchina, non sono cambiati. E nei prossimi giorni aspettiamoci trattative sempre più serrate per Fabian Ruiz, Simone Verdi, Milan Badelj, Lucas Torreira, Sime Vrsaljko e Federico Chiesa, l'obiettivo numero uno ma anche il più difficile da raggiungere.
Ingaggi ben più importanti di quelli del Napoli può permettersi la Juventus, che non a caso nei prossimi giorni metterà sotto contratto Emre Can corrispondendo al centrocampista tedesco uno stipendio da 5 milioni di euro netti per i prossimi quattro anni. Per la società campione d'Italia quella appena iniziata sarà un'estate importante, perché non solo dovrà rendere ancor più competitiva la rosa soprattutto in chiave Champions, ma dovrà ridare alla squadra quell'identità forte (e italiana) che con l'addio di Bonucci prima e di Buffon poi è stata minata alle fondamenta. Restano Chiellini (prossimo capitano) e Barzagli, ma l'età che avanza farà di entrambi - soprattutto del centrale di Fiesole - due comprimari piuttosto che due pilastri della squadra che verrà.
Serve una nuova BBC, un nuovo nucleo di difensori forti e italiani che dovrà rappresentare il pilastro del prossimo ciclo. Ed è quello a cui sta lavorando la società: in rosa c'è già Daniele Rugani, arriveranno Mattia Caldara e Mattia Perin e sullo sfondo c'è un altro grande obiettivo: Alessio Romagnoli. Il centrale classe '95 del Milan non è un'esigenza prioritaria, ma un'idea fissa per dare vita a una nuova ItalJuve. Proprio come hanno fatto Buffon, Barzagli, Chiellini e Bonucci.
L'acquisto di Romagnoli, in un reparto numericamente già abbondante, è però vincolato a una cessione. Chi? Mehdi Benatia, calciatore che la Juventus è pronta a dare via in caso di offerta da 15-20 milioni di euro. Il marocchino ex Roma è sul mercato, così come Mario Mandzukic. Per entrambi, servirà solo la giusta offerta.




