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Mourinho esonerato: Manchester United, la difficile eredità di Ferguson

Mourinho esonerato: Manchester United, la difficile eredità di FergusonTUTTO mercato WEB
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
martedì 18 dicembre 2018, 17:382018
di Michele Pavese

Quello che sir Alex Ferguson è stato per il Manchester United e per tutto il calcio britannico è ormai consegnato ai libri di storia ma resta comunque difficile da spiegare. Rimanere in sella di uno stesso club per 27 stagioni è un'impresa titanica, soprattutto in un'epoca molto particolare come quella attuale, caratterizzata da facili isterismi e disfattismi e da repentini cambi di direzione. Quando le cose vanno male, poi, a farne le spese è sempre l'allenatore. Non che il manager scozzese non abbia vissuto momenti difficili, soprattutto all'inizio della sua avventura con i Red Devils: il primo successo arrivò dopo ben 3 anni e mezzo. Oggi, probabilmente, Ferguson non avrebbe avuto la stessa fiducia che la dirigenza gli accordò allora e non sarebbe riuscito a conservare la panchina per così tanto tempo.

La sua eredità è stata un fardello pesante da raccogliere e portare in spalla per tutti i successori. Il primo a farne le spese è stato David Moyes, che aveva già avuto un'esperienza da manager di lungo corso con l'Everton ma che si è ben presto reso conto di quanto fosse difficile guidare un club molto più ambizioso e ancora legato da uno spesso cordone ombelicale al connazionale. Nemmeno Louis Van Gaal, il santone, è riuscito a convincere e a riportare il Manchester United agli antichi splendori, né tantomeno a emulare le gesta del condottiero di tante battaglie. Così, la dirigenza ha provato a giocare la carta-Mourinho, reduce dalla separazione con il Chelsea. Lo Special One ha subito conquistato un'Europa League, ma poi si è scontrato con un ambiente - dirigenti, calciatori e tifosi - che non gli ha permesso di essere sé stesso fino in fondo. Anche se il grande limite di Mourinho, forse, è stato proprio questo: l'incapacità di rinnovarsi e adattarsi ai cambiamenti del calcio. Ha voluto mantenere la propria identità, logorandosi nel personaggio. Solo la dialettica non è bastata, così l'epilogo è stato inevitabile. Ma resta una domanda: quante e quali sono le responsabilità degli allenatori, se da ormai 5 anni i problemi sono pressappoco gli stessi?