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Inter, specchio di un popolo raro e innamorato

Inter, specchio di un popolo raro e innamoratoTUTTO mercato WEB
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
sabato 31 marzo 2018, 10:212018
di Alessandro Rimi

Non c’è Pasqua che tenga per l’Inter e la sua gente. L’addio di Sabatini e le parole di Steven Zhang c’entrano poco o nulla. L’interismo si paleserebbe pure di fronte a un tornado. Tipo quello che sembrava aver ingoiato il club nell’arco di un amen. L’addio dell’ormai ex coordinatore tecnico di Suning, in verità, qualche scossone lo ha portato. Eppure, vuoi per un ruolo quasi indefinito, vuoi per l’operato forzatamente limitato, la sua improvvisa “mancanza” è stata smaltita altrettanto in fretta. «Le dimissioni di Sabatini non lasciano eredità, nel bene e nel male. Chi è dell'Inter deve mettere i nostri colori davanti a tutto e crederci». Spalletti chiude il cerchio disegnato da Antonello prima e Zhang jr. poi. Conta l’obiettivo da raggiungere e nulla più. In quell’obiettivo è importante che ci stiano l’allenatore, i suoi ragazzi e un clima possibilmente sereno. Il resto è noia. Almeno fino a quando non si è certi di avercela fatta.

Deludere ancora un esercito di passione è affare incontemplabile. Lucio, uomo saggio e di larghe vedute, ha ribadito più volte che la Champions del pubblico è stata già raggiunta da tempo. «Il desiderio di farli contenti deve essere fortissimo. Gli anni passano per non ripassare più, come i campionati. Se non dovessimo centrare il quarto posto ci porteremmo dietro il dispiacere per sempre». Questa volta sì. Farebbe troppo male perché ad Appiano c’è proprio tutto, o quasi: società (relativamente muta ma) stabile, tecnico esperto, calciatori capaci e uniti, assenza di coppe, tifosi da oscar. Bisogna solo evitare il solito refrain dell’orrore, ovvero quello di lottare sempre e incondizionatamente contro se stessi. La preparazione cesellata di Spalletti in estate puntava a questo. Ora, scongiuri a parte, pare stia dando i frutti sperati.

Il mister, in aggiunta, non ha mai sollevato dubbi circa la sua permanenza e volontà di fare le cose per bene all’Inter. «Sarò l'allenatore anche il prossimo anno. I prolungamenti di contratto servono solo a far venire fuori un po' di clamore, ma non contano niente». Tradotto: io resto in ogni caso. Il passato dice che di Luciano ci si può fidare eccome. Del Verona di Pecchia invece no. Contro l’Hellas i nerazzurri non perdono da 26 anni e, in generale, mai a San Siro (sedici vittorie e undici pari). La Beneamata arriva da tre “clean sheet” consecutivi in A e appena cinque tiri subiti in 270 minuti di gioco. Numeri decisivi, vero, ma basterebbe un risultato diverso dalla vittoria per richiamare i fantasmi con facilità estrema. A questo punto quelli da convincere sono i 60mila - e non solo loro - presenti domani al Meazza. Specchio raro e innamorato di una squadra che, se decidesse d’essere un po’ meno pazza, farebbe regalo assai gradito. Un po’ di tranquillità, qualche volta, di certo non guasterebbe.