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Juve, Allegri: "Eravamo certi che il Napoli avrebbe perso un colpo"

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Ivan Cardia
sabato 19 maggio 2018, 18:382018
autore Ivan Cardia
19.05.2018 18:382018
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Quarto scudetto di fila per Massimiliano Allegri, che ai microfoni di Sky festeggia il trionfo della Juventus: "Questo è l'anno dell'orgoglio. Avevamo bisogno di questo per arrivare alla fine, abbiamo trovato il Napoli che può fare 91 punti. Negli ultimi dieci anni con 87 vincevi il campionato, quest'anno ne abbiamo dovuti fare più di 90. Complimenti a loro, ma complimenti alla Juventus: non è semplice, tutti gli anni devi combattere per tanti obiettivi, ci sono anni in cui le cose vanno meglio e altri in cui hai più difficoltà. Due settimane importanti sono state quella prima di Napoli all'andata e quella dopo il Napoli al ritorno. Sono state due settimane decisive, in cui si è vista la forza mentale della squadra. Eravamo non sicuri, però siamo partiti per Milano consci che un colpo loro l'avrebbero sbagliato. E infatti l'hanno sbagliato".

Cosa serve ora per ripartire? Di cosa parlerete con la società?
"Dobbiamo vederci e parlare, con lucidità. Quando vinci magari perdi la lucidità nel valutare alcune cose, dobbiamo cercare di sbagliare il meno possibile, per fare le scelte in modo lucido. Devi ripartire in un'altra stagione in cui gli obiettivi sono gli stessi: serve gente che abbia voglia e stimoli. Dobbiamo valutare quella che è la rosa, dove si può migliorare. Non è semplice, io non faccio il mercato però a volte pensi a un calciatore e ne prendi un altro. L'importante è che la Juventus valuti bene i giocatori che possono fare parte di questa rosa".

Allegri il miglior sostituto di se stesso?
"Con gli stimoli e la voglia di rimettersi in discussione. Ora c'è bisogno di un po' di vacanza, quest'anno è stato più faticoso rispetto agli altri. Non a livello tecnico, ma di decisioni, che poi sono le cose più importanti all'interno di uno spogliatoio".

Cosa le dà più soddisfazione e meno tra le scelte fatte quest'anno?
"È semplice. Non mi vergogno neanche a dirlo, ho seguito il mio istinto. L'unica volta che non ho seguito il mio istinto sono stato punito al 92' in casa su calcio d'angolo (riferimento al gol di Koulibaly, ndr). Ho ragionato troppo".

Buffon saluta, Lichtsteiner anche. Barzagli e Chiellini restano. Quanto hanno tramandato ai più giovani?
"I ragazzi che sono dentro, italiani o no, hanno capito il DNA della Juventus e cosa serve per vincere. È normale che Buffon e Lichtsteiner mancheranno: uno è un campione, l'altro ha vinto sette scudetti in sette anni. Però sono arrivati ragazzi intelligenti e che sono migliorati. È normale che Rugani, che ha 24 anni, ha bisogno di crescere. Chiellini a 23 anni non era il calciatore che è ora. Bernardeschi è stato una bellissima sorpresa. Al di là del punto di vista tecnico, dove è migliorato, perché faceva qualche stop al contrario. Però anche a livello mentale, penso alla gara contro il Bologna. Ha dimostrato una cattiveria dentro che prima non aveva. Federico è migliorato molto. Gli obiettivi li raggiungi se hai carattere. Poi è normale che nell'ambito di un ricambio generazionale c'è sempre la paura di non avere dentro lo spogliatoio ragazzi in grado di, però qui c'è una società molto forte e non c'è pericolo. Poi, come dico sempre io, servono sana follia e incoscienza. Specie nei momenti più difficili, che sono anche quelli più belli".

Per Buffon si è commosso o era solo la pioggia?
"No, mi sono commosso. Ha smesso credo il portiere più forte nella storia del calcio. In quattro anni gli ho visto fare con semplicità anche le cose più difficili. Quando è rientrato dopo l'infortunio non stava ancora benissimo e ha fatto le parate come un centrocampista che un minuto prima sa dove finisce il pallone".

Che tipo di calciatore chiederà alla società?
"Dipende dai giocatori che hanno la voglia di rimanere e di andare via. Da lì ci siederemo. Rientrerà Pjaca, davanti siamo forti. Poi dipende dalle caratteristiche dei giocatori che potremmo prendere. L'anno prossimo sarà un'annata dove a volte si giocherà a tre, a due, a quattro. Dipende di cosa avrà bisogno la squadra. Il fine è il risultato da portare a casa, non cambia nulla come ci si arrivi. Però bisogna arrivare a quello. Sono d'accordo su quello che ha detto Vialli sulla gestione dei ragazzi: se non riesci a tirare fuori il meglio sono grandissimi calciatori che però se camminano sul campo mettono in secondo piano gli schemi. L'aspetto psicologico conta tantissimo, più di ogni altra cosa".