La Juve non ha un modulo. Ne ha mille: il camaleonte di Allegri
Ivan Cardia
Allegri ha iniziato con un 3-5-2 puro, almeno sulla carta: Bernardeschi a destra di Pjanic, Matuidi a sinistra. Tentativo durato pochi minuti, l’ha spiegato il tecnico della Juventus nel post-partita del 3-0 allo Young Boys: in quel ruolo Berna e Dybala si pestavano i piedi. Da lì, il passaggio a quello che è difficile non definire un 3-4-2-1, con Bernardeschi quasi-trequartista partendo da dietro (a sinistra) e Dybala quasi-trequartista partendo da davanti.
Numeri che non spiegano l’interpretazione: perché poi in fase di non possesso Barzagli si allargava e Alex Sandro si abbassava, arrivando al 4-4-2. È una Juve che ha mille moduli, in partita e in stagione: oggi ne ha variati tre o quattro, appunto, a seconda dell’azione e del momento della partita. Ma ha già sfoggiato il 4-3-3 e il 4-2-3-1, oltre al 4-3-1-2. Alambicchi per gli appassionati di cifre, li definirebbe Allegri. Che rendono chiara un’idea: questa Juve è un camaleonte, che sa cambiare sé stessa ma non vede cambiare il risultato.




